Scrivere a metà

Nel corso degli ultimi quindici anni ho iniziato quattro potenziali romanzi e una raccolta di racconti. E ho lasciato tutto a metà.

Dico a metà, ma forse ho scritto più che altro degli inizi, in alcuni casi forse sono arrivata ai due terzi, non saprei, non so bene quanto dovrei scrivere ancora per arrivare all’ultima pagina.

Sono affezionata a ogni personaggio che ho creato, a ogni casa, scuola, piazza, strada in cui ho le mie storie hanno preso forma; mi capita di sognare vicende o momenti della vita interrotta dei miei protagonisti.

Però non so andare avanti. È frustrante. Non è una questione di tempo. Forse è più una questione di spazio: di creare lo spazio mentale sufficiente per far crescere le storie che inizio.

Forse è una questione di costanza, che mi manca, e di pazienza, di cui sono carente. Forse non sono una scrittrice. Forse sono solo “una che inizia storie”. Chissà se esiste una parola che mi definisca?

Questo per dire che ho cominciato l’ennesima storia (il quinto potenziale romanzo). Ho scritto più di quanto abbia fatto prima. Mi sto documentando più di quanto abbia fatto prima. Sto leggendo e chiedendo e studiando…

Non so se servirà, non so se andrò avanti, non so se il diverso approccio che sto usando questa volta mi servirà; forse resterà l’ennesimo inizio che non finirò. O forse no.

P.S.

A volerla vedere dal lato positivo: in un modo o in un altro, sono quindici anni che scrivo storie… e ventiquattro che scrivo poesie. Così a occhio, di parole ne ho comunque messe insieme parecchie. 😉

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