Lezioni di vita dal Coronavirus

La convivenza forzata con questo nuovo e tremendo Coronavirus ha prodotto su di me degli effetti che non so se avrei mai potuto prevedere.

Questo virus mi ha messo di fronte alla lucida consapevolezza di quanto sia fragile la mia vita, di quanto sia potenzialmente breve, dell’urgenza di sfruttare appieno ogni singolo giorno perché non è detto che ne avrò un altro.

Questa sensazione di precarietà si è unita a un rallentamento consistente della mia attività lavorativa. Non posso lavorare da casa, quindi vado in ufficio cinque ore al giorno, ma è un lavorare più “leggero”.

Il telefono suona molto meno, nessuno può venire in associazione, sono sospese tutte le riunioni, gli incontri e gli eventi che, prima, mi portavano via tempo, spazio ed energia (fisica e mentale).

A questo aggiungo che, essendo sospese anche tutte le “attività umane”, sono forzatamente esonerata dalle uscite con gli amici, dai pomeriggi a trovare i nonni, dai pranzi e dalle cene in famiglia.

Tutti questi fattori – del tutto casuali e del tutto contingenti alla situazione letteralmente catastrofica che stiamo vivendo – mi hanno messo addosso una frenesia che fatico a descrivere.

Ho ricominciato a scrivere, con una foga come non mi capitava da anni. E più scrivo e più mi sento Bene, più mi sento Io, come se fossi riuscita a incastrare alla perfezione il pezzo più grande e più importante di me stessa.

È anche del tutto sparita l’ansia da prestazione che provavo verso la scrittura. Se una frase non mi riesce, la lascio stare, prima o poi verrà; se l’ispirazione si esaurisce, non mi incaponisco, non vado avanti per forza.

Semplicemente smetto di scrivere e magari leggo, cucino, mi occupo della casa, guardo una puntata di una delle tante serie TV che sto seguendo e questo perché non ho l’ansia da “Se non scrivo ora, quando scrivo?”.

Non mi fraintendete, non voglio che questa situazione si protragga, sono perfettamente consapevole di trovarmi quasi in una zona di guerra, che la gente si ammala gravemente e muore, che ci sono persone sole, abbandonate al loro destino.

Io stessa voglio poter rivedere la mia famiglia, i miei amici, voglio poter andare a San Luca a piedi senza venire denunciata, o ai Giardini Margherita senza dover forzare il cancello d’ingresso.

Però mi sono resa conto di una cosa: non posso aspettare di essere vecchia e in pensione per diventare quello che voglio. Come Claudio Baglioni cantava nel 1985: la vita è adesso.

Foto di silviarita da Pixabay

2 pensieri riguardo “Lezioni di vita dal Coronavirus

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