Mica facile dormire con uno scrittore

In questi giorni di Coronavirus, non smetto di scrivere. Sono un fiume in piena di parole, che sembra non potersi esaurire mai.

Anche se poi so perfettamente che, appena tornerò ai miei ritmi lavorativi normali, le parole rallenteranno per forza più che per mio volere.

Per il momento, ho deciso di approfittare al massimo di questo momento di rinnovato vigore creativo; e questo significa che finisco per scrivere giorno e notte, per la gioia di Andrea che sopporta da dieci anni il mio altalenare tra “scrivo sempre” e “non scriverò mai più”.

Ieri sera, intorno alla mezzanotte, quando siamo andati a dormire, uno accanto all’altro nel letto che abbiamo scelto insieme, appena ho appoggiato la testa sul cuscino mi è venuta un’idea, e sapevo che se non me la fossi scritta, al mattino sarebbe svanita.

Così mi sono tirata fuori dalle coperte, ho afferrato la penna e il quaderno che tengo sul comodino, ho acceso la luce e mi sono messa a scrivere. Poche righe, eh, quel tanto che basta per fissare l’immagine e recuperarla al mio risveglio.

Ovviamente non è la prima volta che lo faccio e succede anche che, nel cuore della notte, Andrea si sveglia, si accorge che non sono a letto e mi viene a cercare per casa, trovandomi in cucina, al computer.

Ieri sera, vedendomi seduta sul letto a scrivere sul quaderno, si è mosso appena e ha detto: «Dormire con uno scrittore è peggio che dormire con uno che russa», pareggiando definitivamente i conti con le innumerevoli volte in cui io mi sono lamentata del suo russare. 😉

Foto di Pexels da Pixabay

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