Sulla paura di uscire di casa

Non so voi, ma le poche volte che mi avventuro fuori casa, cammino in apnea, quasi corro, evitando il contatto anche da lontano con gli sporadici passanti.

Avverto il mondo fuori come “il luogo del contagio”, dove è possibile contrarre il virus semplicemente respirando – cosa assurda perché il virus non circola libero nell’aria in attesa di colpire!

Però la sensazione che provo quando esco di casa è comunque di pericolo e quindi mi rifugio. Mi rifugio in casa, nello smart working, nella scrittura, nella cucina, nelle serie TV,  nel pulire e stirare, nella lettura; sono tutti mondi paralleli dove il virus non c’è, dove non trovano spazio la malattia e la morte.

Per fortuna sono consapevole che si tratta di un’illusione. Le mura di casa magari mi riparano dal Coronavirus, ma – tanto per dire – potrei scivolare uscendo dalla doccia, cadere, sbattere la testa e restare lì, stesa sul colpo. Potrei soffocare mentre mangio, potrebbe venirmi un infarto.

Insomma, speriamo di tornare a una parvenza di normalità, perché proprio non mi piace avere paura a uscire di casa

E voi?

Come vi sentite… nel dentro e nel fuori?

Foto di Ursula Schneider da Pixabay

2 pensieri riguardo “Sulla paura di uscire di casa

  1. Cara Alice,
    purtroppo anche io provo questa amara sensazione. È davvero terribile..
    Esco di casa solo per motivi davvero essenziali, ho il contatto concreto con il mondo una volta a settimana, quando devo andare al supermercato. Nella lista della spesa butto tutto quello che riesco: non posso permettermi di dimenticare qualcosa, significherebbe dover tornare indietro, rifare la fila (distanti, mi raccomando), per poi magari uscire con un solo sacchetto di..arance, o chi per loro.
    Trovo terribile aver paura di incrociare anche solo per sbaglio lo sguardo altrui. Altresì terribile aver paura di sfiorare per errore un altro cliente del supermercato.
    Questa clausura ci sta rendendo uccelli in gabbia, osserviamo dalla finestra con tristezza, invidiando chi magari è fuori solo per una camminata..
    Penso però anche che l’altro che incontro al supermercato o al parco, mentre porto fuori il cane, abbia la mia stessa paura.
    Vorrei solo poterlo confortare. Ma non posso.
    E questo mi fa “morire” dentro..
    un caro saluto

    Piace a 1 persona

    1. Cara Beatrice,
      scusa se non ho risposto prima, ma il tuo commento era finito in “spam”… :/
      Questo virus mi ha tolto il piacere di andare a fare la spesa. Prima andavo non dico tutte le sere, ma quasi, giravo per le corsie, sceglievo i prodotti per la cena, ideavo ricette… ora ci vado il meno possibile, mi muovo circospetta, nel timore di fare qualcosa di sbagliato, di mettere a rischio me stessa e gli altri.
      Sta diventando tutto terribile… e vorrei finisse il prima possibile perché la tua metafora è perfetta: siamo veramente uccelli in gabbia e non possiamo neanche dare conforto a quello nella gabbia accanto. 😦
      Spero solo che tutto questo finisca, che ci si possa tornare ad abbracciare liberamente e a non aver paura gli uni degli altri, così da poter rifiorire dalle nostre stesse ceneri.
      Ti abbraccio di cuore.

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