Mi manca il mio treno…

Vi sembrerà assurdo, soprattutto considerato il periodo che stiamo vivendo, ma sento la mancanza del “mio” treno, anche se forse sarebbe più corretto dire che mi mancano le persone che incontravo sul treno.

E nel dirlo mi rendo conto che potrei essere fraintesa, che magari mi immaginate seduta, contornata da amici, a chiacchierare. Niente di tutto questo.

In tanti anni di avanti e indietro, se ho parlato con tre, quattro persone è già tanto. Mi manca osservare le persone, immaginare quello che pensano, seguire da lontano le loro vite che si trasformano, trarre ispirazione dai loro comportamenti.

Mi manca la ragazza che scrive sempre, convulsamente, il suo battere sui tasti è stato la colonna sonora del mio pendolarismo lavorativo. L’anno scorso, di questi tempi, l’ho rivista e mi sono accorta che era incinta.

Avrei voluto farle le mie congratulazioni, chiederle se sarebbe stato un maschio o una femmina, poi mi sono sentita inopportuna (non le ho mai rivolto la parola) e ho avuto timore di disturbare il suo scrivere, così non le ho detto nulla. Ora sarà diventata mamma e, chissà, forse prima o poi la vedrà salire con il figlio.

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Mi manca il ragazzo ipertecnologico che si siede sempre nello stesso posto (da anni, stesso treno, stesso orario, stesso sedile). L’anno scorso era dimagrito così tanto che quasi non lo riconoscevo!

Non è mai stato grasso, era solo un po’ in sovrappeso e in un inverno sarà passato da una taglia 50 a una 44; diciamo che ha perso quella pancia da “ho superato i quarant’anni, ho una relazione stabile, mi lascio un po’ andare”.

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Mi manca persino la signora attaccabottone! L’anno scorso aveva un’amica, sul treno, che parlava anche più di lei. Insieme erano un “fenomeno sociale del terzo tipo”. Parlavano entrambe, spesso l’una sull’altra, quasi senza prendere respiro; impossibile seguire le loro conversazioni. Impossibile pensare di fermarle.

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Mi manca la signora 100 gr. Non sopportando l’aria condizionata, ha sempre – soprattutto se fuori ci sono 30 gradi – un piumino leggero, il classico 100gr; lo tiene addosso per tutto il viaggio, con il cappuccio calato sulla testa, e lo toglie solo poco prima di scendere.

Mi manca il “signor Ducati”. L’ho incontrato per la prima volta l’anno scorso, ma dalla confidenza che aveva con i controllori e con gli altri passeggeri, doveva essere un veterano del treno (forse l’aveva sempre preso a orari diversi dai miei).

L’ho ribattezzato sig. Ducati perché, ogni singolo giorno, era sempre vestito Ducati dalla testa ai piedi: cappellino, giacchetta leggera nei giorni piovosi, maglietta, pantaloni, scarpe, marsupio.

Un giorno, un controllore gli ha chiesto se lavorava per la Ducati e lui ha risposto, gonfiando il petto per l’orgoglio che ora era in pensione, ma che aveva lavorato per loro per tutta la vita.

E ha aggiunto, come voler giustificare la sua tenuta: «Ai dipendenti, davano i vestiti».

E il controllore: «Vi davano anche le scarpe?»

«Ah, no, quelle le ho comprate» e ha sorriso soddisfatto, come se le avesse fatte lui.

E, infine, mi mancano i miei lettori accaniti preferiti. Sono entrambi di Borgo Panigale. Li vedo arrivando: entrambi leggono in piedi, sul piazzale della stazione, entrambi salgono leggendo ed entrambi continuano a leggere, per tutto il viaggio, senza lasciarsi distrarre da nulla.

Chissà se un giorno, alzando gli occhi dalle pagine dei loro libri, si saranno finalmente visti. Forse si sono riconosciuti nella loro passione di lettori e magari si sono innamorati, sono andati a vivere insieme e ora hanno una casa piena di libri e di comode poltrone da lettura. Chissà…

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So solo una cosa: sarà strano rivedersi tutti con guanti e mascherina…

 

 

 

3 pensieri riguardo “Mi manca il mio treno…

  1. Ti capisco. Anche io sono costretto per motivi di forza maggiore ad usare i mezzi pubblici per spostarmi e dopo tanti anni che si prende la stessa linea per andare al lavoro cominci a riconoscere le persone di vista anche se in realtà non ci hai mai parlato insieme. Devo essere sincero non sono un osservatore così attento come te ma qualche volta mi è capitato ascoltando le persone parlare di riuscire a ricostruire alcune dinamiche.

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    1. È bellissimo quando incontri “uno del treno” in un contesto completamente diverso, tipo in un negozio o dal medico. Ci si guarda e ci si saluta come se ci si conoscesse da anni. Ogni treno è un piccolo mondo e tra pendolari si finisce poi per conoscersi tutti. Che nostalgia!

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