La mia testa non smette di scrivere

Da un paio di settimane a questa parte sto attraversando uno dei miei “momenti di creatività” e la mia testa non smette di scrivere. Non smette mai: poesie, racconti, blog, pezzi del mio romanzo, articoli per il lavoro; scrivo, scrivo sempre.

Andrea mi dice: «Prendila con calma, non esaurire tutta la carica». Ma tanto sa che sono parole al vento. Mi conosce troppo bene. Sa che, in questi momenti, non mi ferma niente e nessuno. Nemmeno il buonsenso.

E poi, lui fa presto a parlare. Non si sveglia alle cinque del mattino con la mente piena di immagini e di parole, con il terrore che, se non le metto per iscritto, quelle immagini e quelle parole saranno perdute per sempre.

Perché è questo che succede. Se non mi appunto tutto, se lascio passare sotto silenzio quelle immagini e quelle parole, finisce che svaniscono e non le recupero più.

>>Su questo argomento, ho scritto anche Per essere sempre creativi, tenete segnate le vostre idee<<

Non potete capire quante volte mi è successo di svegliarmi la mattina (mattina… se le cinque vogliamo considerarle mattina…) con interi pezzi di una storia in testa, ma per pigrizia mi sono girata dall’altra parte, rimessa a dormire, pensando: “Le scrivo poi quando mi sveglio”.

Poi, alle sette e trenta suona la sveglia e… via, svanito tutto nel nulla, risucchiato in quelle poche ore di sonno. Che rabbia! E vi assicuro, non le recupero più. Non c’è proprio verso.

Per questo tengo quaderno e penna accanto al letto, sul comodino (più quaderno e penna nella borsa). A volte mi bastano pochi appunti, giusto qualche parola per poi riuscire a ricostruire qualsiasi cosa mi sia venuta in mente. A volte, invece, mi faccio prendere la mano e finisco per scrivere capitoli interi.

Scrivo anche al buio, pur di non accendere la luce e non svegliarmi troppo (di Andrea non mi preoccupo. Quando dorme non sente nemmeno le cannonate. Al massimo può aprire un occhio, chiedere: «Che succede?» e rimettersi a russare un nano-secondo dopo, una volta capito che sono solo preda del mio “furore creativo”).

La mattina, sul quaderno, trovo righe scritte tutte storte, parole sovrapposte le une sulle altre, un caos che capisco solo io. Andrea guarda, sopra la mia testa, e commenta ridendo: «Hai di nuovo scritto al buio, vero?»

E a me verrebbe da dire: «No, ho solo deciso di diventare futurista».

Foto di Pexels da Pixabay

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