Ricordi tra papaveri e vicini di casa

Ieri, salendo a piedi verso la chiesa di San Lorenzo in Collina, a pochi chilometri dalla nostra casa in campagna, ho visto un papavero. Mi ha colpito perché era completamente solo, vicino al marciapiede, in un punto dove – oltretutto – c’era più asfalto che terra.

Mi è tornata in mente la casa dove sono cresciuta. Era un appartamento al primo piano, in un condominio, con un terrazzo minuscolo che mia madre aveva letteralmente coperto di piante (non scherzo, per uscire sul terrazzo, dovevi fare la gincana tra i vasi).

Dietro casa, si apriva un campo abbandonato, pieno di erbacce, fiori di campo e papaveri, tantissimi papaveri, che a toccarli tingevano le mani e lasciavano lunghe strisciate rosso cremisi sui vestiti.

Da bambina, andavo a giocare in quel campo con Enrica, che ha vissuto vicino a me finché i suoi genitori si sono separati e allora se n’è andata e ne ho perso le tracce.

Ad ogni modo, ogni anno Enrica ed io andavamo in quel campo a raccogliere i fiori per la festa della donna: facevamo dei mazzetti e li regalavamo alle donne del palazzo. Passavamo di casa in casa, suonavamo i campanelli, urlavamo: «Buona festa della donna, abbiamo un regalo per voi».

E loro ci aprivano, ci facevano entrare in casa, prendevano i fiori, si prolungavano in una lunga serie di ringraziamenti e in commenti tipo “Ma che carine”, “Ma che tesori” e ci regalavano un cioccolatino o una caramella (ed era poi a quello che miravamo, piccole canaglie che eravamo!).

Se ci penso adesso, mi sembra di raccontare un altro mondo. Tra vicini di casa ci conoscevamo tutti, era come se fossimo un unico grande appartamento, diviso quasi per caso da porte, muri e scale.

Quando andavo al piano di sopra, a trovare un’altra vicina (Erika), non mi mettevo neanche le scarpe, andavo direttamente in ciabatte e tuta da casa o pigiama.

Adesso non è più così e non solo a causa del COVID. Voglio dire, sono sei anni che vivo in città con Andrea e la nostra vicina ancora mi saluta con un grugnito. Giuro! Neanche si disturba a guardarmi in faccia quando mi incontra per le scale.

Che amarezza.

PS: parlo della nostra vicina di città perché, in campagna, attorno a casa abbiamo solo alberi, fiori e campi. E vi assicuro ho fatto chiacchierate più lunghe con loro che con la nostra vicina di città… 😉

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