Non felice sempre. Felice ora.

Ore dieci e quarantasette di sabato mattina. Penso alle piccole cose che mi rendono una persona felice. Non felice in assoluto. Non felice sempre. Felice ora.

Penso alle crescentine fritte che ho mangiato ieri sera, a cena con le amiche, che non rientrano assolutamente nel regime alimentare datomi dal nutrizionista (le crescentine fritte, non le amiche). Ma è così bello infrangere le regole, ogni tanto.

Penso a quanto mi sento soddisfatta di me stessa per essere riuscita a guidare fino a casa, ieri sera, senza finire in un fosso, nonostante il buio assoluto e la nebbia lattiginosa e fitta che aveva fatto sparire anche la strada.

Penso allo straordinario libro di poesie che mi ha regalato Andrea per il compleanno, che mi sta riempiendo la testa di immagini e di idee (e del quale vi parlerò, prossimamente).

Penso a Francesca Sanzo, che non mi conosce eppure si è commossa leggendo le ventinove pagine di quello che diventerà il mio primo romanzo autobiografico.

Penso che questa settimana, in palestra, ho imparato a utilizzare una macchina nuova e complicata e a quanto mi sia sentita forte e capace, e a quanto questo faccia bene alla mia ansia da prestazione.

Penso alla donna che sono oggi, che mi stupisce ogni giorno, perché mai avrei immaginato di poterla davvero diventare.

Futuro
di Alice Spiga

Divento ogni giorno di più
qualcuno che mai
avrei pensato di essere
.

Casalecchio di Reno – 12 luglio 2010

3 pensieri riguardo “Non felice sempre. Felice ora.

  1. Come ti capisco, e non solo per le crescentine! L’autonomia, anche nei piccoli gesti quotidiani, o forse soprattutto in quelli, rende liberi. Certo, le grandi costrizioni sociali vincolano parecchio, ma nel nostro piccolo «particulare», per dirla con Guicciardini, siamo noi, solo noi. di questo dobbiamo gioire ed essere lieti!
    A ogni modo, le serate con gli amici sono le più belle: possiamo realmente tornare quelli che siamo. E poi le regole sono fatte apposta per essere infrante.

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    1. Sì, è stato bellissimo, per una sera, concedermi il lusso di uscire, di stare con le amiche, di mangiare quello che mi va anche se so che non mi fa bene. Tu citi Guicciardini, io cito Vasco: “Liberi liberi siamo noi, però liberi da che cosa? Chissà cos’è? Chissà cos’è?”

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      1. Non sono poi così distanti, Guicciardini e Vasco intendo. Pensa che avevo un amico, e sottolineo «avevo» con tutta la tristezza del caso, perché è mancato l’anno scorso, che venerava Vasco: mi ripeteva che diceva una cosa e ne prendeva due. In effetti, ha una capacità di sintesi che molti pensatori non hanno e forse non possono avere. a ogni modo, la percezione di una libertà vigilata l’abbiamo tutti. Vale naturalmente pure per la grande letteratura, che parla per noi, per i grandi cantanti, che cantano per noi. La domanda è sempre quella: «Il varco è qui?». Ogni tanto intravediamo una via di fuga possibile.

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