In assenza di spirito natalizio

Quest’anno non sento minimamente lo spirito natalizio. Non mi va di guardare i film di Natale, cambio stazione quando in radio passa musica natalizia e oggi non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di fare albero e presepe.

Chi mi conosce, sa che io non sono mai stata così. Dacché ho ricordi, l’otto di dicembre abbiamo sempre decorato l’albero di natale e realizzato il presepe.

È stato così finché ho vissuto con i miei genitori e con mio fratello. È stato così quando sono andata a vivere da sola, e albero e presepe occupavano metà del salotto.

È stato sempre così da quando vivo con Andrea. Quando ci siamo conosciuti, ho trovato inconcepibile che lui potesse prendere fuori dal ripostiglio un albero già addobbato.

Era il lontano 2010. Arriva l’otto di dicembre, Andrea apre la porta del ripostiglio e preleva fuori un albero di Natale già addobbato, con tanto di luci, palle, festoni, e le mette in salotto.

Gli dico: «Questo è il tuo modo di addobbare l’albero, l’otto di dicembre?» E lui: «Perché mai dovrei disfarlo per poi rifarlo di nuovo l’anno prossimo? Non ha senso!»

Già. Nella mia famiglia, invece, la preparazione dell’otto di dicembre iniziava la sera prima. Mio padre andava in cantina a prendere l’albero (finto), apriva i rami, lo costruiva e lo metteva fuori in terrazza, perché mia mamma ha sempre sostenuto che dovesse prendere aria.

La mattina dopo, ci si svegliava all’alba: tiravamo fuori tutti gli addobbi, accumulati nel corso degli anni, e le luci che mio padre aveva il compito di sistemare sull’albero perché, come diceva mia mamma: «Come le sistema Enzo, le luci, non le sa sistemare nessuno».

(Mia mamma è riuscita a farsi fare il caffè da mio padre per anni, con la scusa che «Come lo fa lui, il caffè, non lo sa fare nessuno»).

Una volta messe le luci, mia mamma, mio fratello e io disponevamo festoni e addobbi. Ogni tanto, uno di noi faceva un passo indietro, per verificare che stesse venendo “come si deve”.

Dopo l’ultimo anno e mezzo, un anno e mezzo davvero, ma davvero difficile, non ho più alcun interesse per questa festa, come se le mie priorità fossero state travolte e sovvertite, trasformandomi in un’altra persona.

Oggi, due dicembre, ho sonnecchiato fino a tardi, sotto le coperte calde, tra le braccia di Andrea. Abbiamo fatto colazione insieme, ho studiato e preso appunti per uno dei miei progetti di scrittura, ho cucinato.

A un certo punto Andrea mi ha chiesto: «Prendo fuori l’albero?»

E io: «L’albero?»

È proprio vero, allora, che la vita ci cambia.

8 pensieri riguardo “In assenza di spirito natalizio

  1. Chissà se il freddo, le vetrine illuminate, il solstizio che incombe ti faranno cambiare idea… oh, intendiamoci, non che si debba fare per forza il presepe o l’albero. Del resto, in questo scorcio d’anno, già da tempi remotissimi, era la festa dei doni: i «Saturnalia» rappresentavano un momento imprescindibile a Roma. Forse la pandemia ha incrinato qualche cosa.
    Ci saprai dire, se vorrai, come è andata a finire.

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    1. Sono passata, sul far della sera, dalle bancarelle di Santa Lucia, ma quest’anno sono ancora meno natalizie degli anni passati. Accipicchia.
      E la pandemia non c’entra. Ho passato un anno e mezzo difficile per motivi di salute e il mio modo di guardare alla vita (e di viverla) è cambiato tanto… a quanto pare, anche il mio modo di vedere il Natale.
      Si vedrà…

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      1. Capisco bene il tuo stato d’animo: ci sono soglie da cui, una volta varcate, non si torna più indietro. Tu dici che è stato un anno difficile. Possibile. Dici la salute. Possibile. Io ti chiedo solo di riflettere su questo, ossia se non sia intervenuto in te qualche cambiamento. E te lo dico solo perché è capitato a me, senza avere alcunché di epocale: a un certo punto ho iniziato a percepire il reale in modo diverso. Ne ho un riflesso inequivocabile nella scrittura: se rileggo ciò che scrivevo qualche tempo fa, credimi, ho i brividi. Proprio non sono più io. E figurati quando leggo i testi altrui, cosa che devo fare per professione oltre che per passione: trovo ciò che non avevo mai trovato. Insomma, non cambia lo specchio, bensì ciò che si specchia. «Intendenti pauca».

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  2. è vero, la vita cambia, ma poi ritorna com’era… è un ciclo. A volte passiamo dei periodi di “bassa” ma poi (fortunatamente) riscopriamo la bellezza e la gioia delle tradizioni che avevamo momentaneamente abbandonato. Per me è così 🙂

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