Gli anni in motorino sempre in due

Mercoledì ero in macchina, di ritorno da palestra più spesa meno farmacia, perché c’era una fila di undici persone e ho pensato “Non ne vale proprio la pena”.

Stavo salendo verso casa, curva dopo curva, e all’improvviso, a tradimento, la radio trasmette “Gli anni” degli 883.

Bastano le prime tre note iniziali e non ho più trentanove anni, non sono più a Monte San Pietro, di ritorno verso casa con il baule pieno di buste della spesa.

Bastano le prime tre note e ho tredici anni, sono a Ceretolo, in via Sabotino angolo via Col di Lana, seduta su un muretto, dietro ai bidoni della spazzatura.

Non m’importa se i bidoni puzzano, non m’importa se il caldo dell’estate sale dall’asfalto rovente, non m’importa nemmeno se il muretto è ruvido e mi grattugia le gambe attraverso la stoffa leggera dei pantaloni.

Io aspetto. Anzi, noi aspettiamo, perché accanto a me c’è Lisa. Lisa c’è sempre e ogni volta si chiede come io riesca a riconoscere il rumore del suo motorino, tra i milioni di motorini nel mondo.

Eppure eccolo, lo sento dalla distanza. Compare dalla curva, procede lentamente lungo la strada. Forse vorrebbe poter aumentare la velocità, ma cavalca un “Ciao” e non può pretendere miracoli.

Salto in piedi, supero i bidoni, mi sporgo sulla strada e allungo un braccio. Lui si ferma. Mette un piede per terra. Solleva la visiera del casco.

Dice: «Ciao. Siete solo voi?»

Gli dico: «Sì. Dove vai?»

E lui: «A Casalecchio, dagli altri»

Vorrei dirgli: “Portami con te”, ma non ho il permesso di andare a Casalecchio e, se è per questo, nemmeno di salire in motorino con un ragazzo.

Lui dice: «Ora vado. Divertitevi».

Lo saluto con la mano, lo guardo arrivare fino in fondo alla strada, fermarsi all’incrocio, girare a sinistra e sparire tra le auto.

Guardo Lisa, le dico: «Poteva almeno togliersi il casco»

E lei: «Magari domani…»

12 pensieri riguardo “Gli anni in motorino sempre in due

  1. La canzone a mio avviso è bellissima, riguardo al motorino… devo dire che non ne ho mai avuto uno.
    Mio padre mi “prestava” saltuariamente il suo, che usava per andare al lavoro, ma si trattava di un vecchio e scassatissimo “Califfone”, che un po’ sfigurava con i “Ciao”, “Bravo” e “Vespa” degli amici.
    Tra l’altro era lentissimo.
    Ma non era una mia passione, e devo dire che anche gli amici che ne avevano uno lo usavano di rado, dato che stavamo praticamente sempre nel quartiere.

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    1. Noi eravamo divisi in due gruppi: quelli che avevano il motorino, e potevano andare “lontano”, e quelli che non ce l’avevano e restavano nel quartiere, tra il parco pubblico, il campetto della chiesa, la bocciofila e gli orti degli anziani.
      Io appartenevo al gruppo degli stanziali, ma ci siamo sempre divertiti moltissimo, anche senza andare chissà dove o fare chissà cosa. Uscivo di casa e chi c’era c’era. Bei tempi! 🙂

      Il Califfone non l’avevo mai sentito! Se era più lento del Ciao, forse facevi prima a piedi. 😉

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