Non posso scrivere di guerra

Non posso scrivere di guerra. Di questa guerra. Posso scrivere di un’altra guerra, quella in Bosnia ed Erzegovina.

Era il 1993. Avevo undici anni e avevo visto il ponte di Mostar bombardato alla televisione. Appena tre anni prima, nel settembre del 1990, c’ero stata anch’io, su quel ponte.

Ero in vacanza con la mia famiglia: avevamo attraversato il ponte, mia madre, mio padre e io (mio fratello non c’era ancora, sarebbe nato proprio nell’anno della distruzione di quel ponte, nel 1993).

Mio padre leggeva le notizie della sua costruzione sulla guida turistica che, come sua abitudine, era piena di sottolineature e orecchie, mentre mia madre e io ci sporgemmo oltre la balaustra del ponte, per osservare meglio l’acqua che scorreva placida.

Dopo aver visto quel ponte bombardato, alla televisione, la sera ero andata a letto stravolta. Stravolta e terrorizzata. Mai avevo sentito una guerra così vicina, mai una guerra aveva colpito un luogo in cui ero stata anch’io.

Oggi mi sento allo stesso modo: stravolta e terrorizzata. E oggi, come allora e più di allora, non comprendo i motivi che spingono a una guerra.

Veniamo tutti da due anni di Pandemia, stavamo per riprendere fiato, per tornare a una quasi normalità e ora…

Perché questo? Perché mai finire quello che il virus non è riuscito a fare, ovvero distruggerci tutti? Che senso ha? Può mai avere un senso?

Forse tendo solo a dimenticare che chi ha potere ne vuole sempre di più…

Foto di cottonbro da Pexels

11 pensieri riguardo “Non posso scrivere di guerra

  1. Temo che questa guerra non sia scoppiata ieri, ma con altri mezzi e in altri modi venisse combattuta già da anni. Semplicemente non ce ne siamo accorti, così come non ci accorgiamo di tante altre cose, e forse, pensandoci bene, questa è la cosa più terribile.
    😔

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      1. Qui occorrerebbe fare un ragionamento assai complesso, quindi passo, perché non ne sono all’altezza. Mi limito a dire ciò che ho personalmente constatato, e cioè che sarebbe bene dubitare di qualunque informazione che riceviamo dai media: e anche sulla correttezza di politici e capi di Stato, senza alcuna distinzione, non metterei la mano sul fuoco.
        🥺

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      2. Solo un’ultima cosa, vorrei dirti di non sentirti in obbligo di seguirmi, perché non mi interessa avere un follower in più o in meno. Casomai, visto che abito a Castel San Pietro, se devi dirmi qualcosa puoi aprire una finestra e urlare verso la pianura.
        🙂

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      3. Non seguo mai qualcuno per “obbligo” o perché “siccome mi segue, lo seguo anch’io”. Ti seguo perché mi piace la tua vena ironica, il tuo sguardo scanzonato sul mondo (e le barzellette sulla vita coniugale). Mi sono anzi domandata perché non ti seguissi già…
        PS: ho aperto la finestra e urlato, mi hai sentita? 😉

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  2. È vero, vedere colpito un luogo conosciuto rende tutto ancor più “reale”, anche se sono luoghi dove siamo solo passati e non dove viviamo. Non oso immaginare quando il legame è ancora più diretto e costante!

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    1. Ricordo ancora come mi sono sentita la notte in cui vidi il ponte crollato: terrorizzata, amareggiata, confusa. Speravo di cuore che fosse solo un brutto sogno.
      Non so immaginare come possa sentirsi chi la guerra l’ha vissuta e la sta vivendo ora. È terribile. 😦

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