E invece

Ieri sera avevo impostato la sveglia alle sette e trenta di questa mattina. Il piano era: mi alzo, faccio colazione, vado in bagno e mi metto a scrivere.

Dopo l’incontro di giovedì mattina con Francesca Sanzo, non aspettavo altro che il fine settimana per poter lavorare sul mio romanzo: ci sono alcune cose da rivedere sul finale e un paio di personaggi non hanno convito del tutto i miei primi lettori.

E invece?

Suona la sveglia alle sette e trenta, apro un occhio. La stanza è immersa nel buio, Andrea miracolosamente non sta russando, le coperte sono calde e invitanti. Penso: “Non la spengo, la posticipo solo di quindici minuti”.

E invece?

Invece devo averla proprio spenta perché due ore dopo (sì, avete letto bene), due ore dopo mi sveglio di nuovo, tra l’altro da un sogno assurdo, e mi rendo conto che sono le nove e trenta e io sto ancora poltrendo a letto.

Mi sono alzata inca**ata nera con me stessa, inviperita come non mai perché aspetto tutta la settimana di avere tempo da dedicare alla scrittura e poi cosa faccio? Dormo?

Mi sono chiesta: perché sono così? Perché sono così intransigente con me stessa? Perché mi arrabbio tanto quando non rispetto i miei stessi piani?

È sabato. Avrò ben il diritto (anche) di riposarmi? O no?

Post Scriptum

Mi sono arrivati alcuni pareri dai miei primi lettori. Ve ne parlerò presto…

14 pensieri riguardo “E invece

    1. Quando facevo l’Università e mi prendevo un giorno libero, magari dopo aver dato un esame, mi sentivo in colpa e facevo il conteggio di tutte le pagine che avrei potuto studiare. Sono ancora così. Almeno sono consapevole di esserlo… ci si consola con poco. 😅
      PS: per ora ho scritto solo per il blog, letto King, fatto una lavatrice. Speriamo che la sera mi porti ispirazione… Ehhhh…

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      1. 😅😅. Beh, dai, sicuramente chi ti è accanto ti vorrà bene anche per questo, 😉. Un sabato in cui ti sei data parecchio da fare, 😀. Nel caso l’ispirazione arrivasse buon lavoro con il tuo libro, 😀.

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  1. Oggi ho una giornata pessima per molti motivi, ed ora mi è venuto anche il mal di testa (senza dubbio a causa dei motivi che l’hanno resa pessima).
    🙂
    Ora non so che fare, vorrei lamentarmi ma non ci riesco.
    😀
    Ciao.

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    1. A me ogni tanto capita. Soprattutto se ho passato la settimana alzandomi all’alba e correndo tra mille impegni… Mi urta i nervi aver usato quel tempo dormendo invece di scrivere. Anche se poi ho scritto il pomeriggio e la sera, quindi di cosa mi lamento non si sa. 🙄😂

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  2. Beh, alice, ti dico che ti capisco, nel senso che capita anche a me di volermi mettere a scrivere e poi… e poi niente, non è il momento. Nel tempo ho compreso che non decido io il tempo e l’ora: mi ci metto e basta. Mi ero quasi convinto che prima io dovess i pensare e poi scrivere senza pensare. Poi, a poco a poco, ho capito che scrivere è atto stesso del pensare, processo viscerale come il parto. Absit iniuria verbis naturalmente. Intendo dire che in qualche modo la scrittura ci trascende. E questo per rassicurarti che è giusto quel che hai fatto: avevi semplicemente bisogno di dormire, equivalente alla gestazione del pensiero. Pensa che il termine ‘gestatio’ in latino significa primariamente ‘passeggiata’. Interessante, no? A ogni modo, anch’io ho iniziato il mio compito, quello che mi hai assegnato tu. L’ho svolto per un certo numero di pagine e poi la correzione dei compiti e qualche defaiance familiare mi hanno distolto. Non mancherò di comunicarti le mie impressioni, per altro positive, anche se sono influenzato da tanti dettagli. Ma va bene, va bene così. A ogni modo, scusa la mia prolissità. Chissà, avrei dovuto mettere anch’io la sveglia per ridestarmi dal torpore grafomanico.

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    1. “Nel tempo ho compreso che non decido io il tempo e l’ora: mi ci metto e basta”.  QUANTO hai ragione! Sapessi le volte in cui ho voglia di scrivere, tanta voglia, e poi nulla. E la voglia resta e non ho modo di soddisfarla (questo discorso si potrebbe applicare a tante altre cose della vita… ma non vorrei divagare).
      Ad ogni modo, ho dato due mesi per assolvere al “compito” quindi procedi pure con il tuo ritmo, sei assolutamente nei tempi. 🙂
      E non scusarti della tua prolissità: mi fanno sempre tanto piacere i tuoi commenti e imparo sempre qualcosa, tipo che gestatio in latino significa primariamente passeggiata; cosa che forse avrei anche dovuto già sapere visto che vengo da Lettere Moderne, ma tant’è.
      Quindi: grazie della tua presenza costante e speriamo ci sia occasione, prima o poi, di incontrarci di persona.

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      1. Sicuramente avremo modo di incontrarci di persona.cercherò di fare del mio meglio per assolvere il compito che mi hai assegnato.per la scrittura, sappi che è parte di te come tutto il resto della tua vita…

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  3. Quando sei giovane, lavori, studi, magari hai famiglia… anche se il tuo grande desiderio è prenderti del tempo per scrivere, poi finisce che quel tempo non lo trovi mai o, se lo trovi, sei stanca, svogliata… è un dilemma che capisco (mi alzo e scrivo o sto a letto a poltrire?) perché l’ho provato anch’io… ora sono vecchia e di tempo ne ho tanto…

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    1. Già. A volte vorrei mollare tutto – lavoro, famiglia, casa – e dedicarmi solo alla scrittura. Ho conosciuto una scrittrice che si isolava in una casa sperduta nel nulla, senza internet e senza telefono: immersa nella scrittura e basta. Non so se ne sarei capace, mi sembra un po’ estremo, però è allettante.
      PS: non so se arriverò mai alla pensione, però so che passerò tutto il tempo che posso scrivendo. ♥️

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      1. Io ho mollato la scrittura per anni: appunto, lavoro, casa, famiglia. Ho recuperato quando i miei figli sono stati grandi e ho avuto un po’ di tempo per me. Ma se la tua passione è autentica, qualcosa ne verrà fuori senz’altro!

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      2. Ho avuto un rapporto conflittuale con la scrittura per tanto tempo, poi sono successe tante cose, una di seguito all’altra, e mi sono resa conto che non posso rinnegare quello che sono, che scrivere per me è come camminare: mi porta ovunque e mi tiene radicata allo stesso tempo. Grazie del tuo sostegno e della tua presenza. ♥️

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