È stato bello perdersi

Ieri mattina, dopo il vento fortissimo del giorno prima, il cielo era di nuovo terso, il sole non troppo caldo e la brezza spirava fresca dal mare.

Andrea doveva fare la dichiarazione dei redditi per la sua mamma (siamo venuti a trovarla al mare non solo, ma anche per questo), così ne ho approfittato per andare a fare una passeggiata.

Mi sono ricoperta di crema solare, ho infilato il costume, una maglietta bianca con le maniche corte, pantaloni corti e scarpine da scoglio. In testa: cappellino giallo fluo che giusto al mare posso indossare! 🤣

Nel marsupio, che fa molto anni ’90 e che sempre mi accompagna nelle mie camminate, ho messo: crema solare piccola, telefono, fazzoletti. Mai stata una tipa da spiaggia così minimale!

Leggi anche i miei Tipi da spiaggia.

Appena uscita e iniziato a camminare, con la brezza del mare che mi sospingeva e rinfrescava, ho avuto la sensazione di essere leggerissima e di poter quasi volare.

Era da tanto che non mi sentivo così. Nell’ultimo mese è stato talmente caldo che ogni volta che andavo a passeggiare, sentivo le gambe pesanti come macigni e ogni passo mi costava uno sforzo superiore al solito.

Ho camminato per quasi un’ora, prima nell’acqua e sui sassi della riva poi sul lungomare, osservando i bambini che giocavano in mare, le donne che facevano le parole crociate sdraiate sui lettini, gli uomini con le mani dietro la schiena che parlottavano tra loro.

Quando mi sono stancata di camminare al mare, mi sono inoltrata nelle stradine del paese. La mamma di Andrea vive qui, in questo appartamento sul mare, ormai da tre anni (o forse quattro?), ma non ero mai andata in paese da sola.

Mi sono messa a girare a caso tra le casette basse, colorate e contornate di fiori che gravitano attorno alla piazza centrale, nelle stradine tortuose sempre più strette che si aprono su slarghi e piazzali tutti diversi tra loro.

Dopo un po’ che giravo, con quel senso di libertà che ancora mi accompagnava dalla spiaggia, mi sono resa conto di essermi persa: non avevo più idea di dove fossi.

Per una frazione infinitesimale di secondo mi è salita un po’ d’ansia: quell’ansia da “oddio, dove sono? Come torno a casa?”. Poi mi sono ricordata che il paese è grande come un soldo di cacio e che mi bastava una sola informazione per orientarmi.

A due passi da dove mi trovavo c’era una coppia seduta a un tavolino. Lei fumava, lui beveva un caffè. Ho chiesto: «Scusate, qual’è la direzione per il mare?».

E lui: «Dipende dove vuoi arrivare al mare».

E io: «Sassonia».

Con le indicazioni di quella coppia, ho ritrovato vie e ponti conosciuti e in un attimo ero sulla strada giusta per tornare a casa della mamma di Andrea.

È stato bello perdersi, vagare per un po’ senza meta, senza sapere dove fossi, perdendo il contatto con lo spazio e con il tempo.

Ed è stato altrettanto bello ritrovare luoghi conosciuti, dove ormai mi sento come se fossi a casa.

8 pensieri riguardo “È stato bello perdersi

    1. Non c’è nulla di male a usare Maps: te la saresti cavata da sola comunque usando gli strumenti che meglio ti si addicono. Io parlo anche con i sassi, ma non sono sempre stata così. Fino ai 13 anni ero timidissima, poi mi sono tirata fuori piano piano perché non volevo più perdermi nulla (e poi sono troppo curiosa per stare in silenzio e in disparte 🤣).

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