Polenta e lacrime

Mercoledì sera mi è venuta una voglia improvvisa e incontenibile di polenta.

Sarà che la sera, quassù in collina, c’è già una bella arietta frizzante che mi fa pensare all’autunno. Sarà che sono entrata in modalità Alto Adige (tra circa una settimana partiamooooo). Sarà quello che sarà, mi è venuta una voglia matta di mangiare polenta e l’ho preparata per cena.

Ho messo un litro d’acqua a bollire sul fuoco, ho pesato 250 gr di polenta e ho aggiunto il sale all’acqua quando ha iniziato a fare le prime bolle.

Ho versato piano piano la polenta nell’acqua bollente e ho iniziato a girare, girare, girare. Fissavo la polenta ruotare e sobbollire, fissavo il cucchiaio di legno nella mia mano e all’improvviso ho realizzato: era la prima volta che preparavo la polenta dalla morte di mio nonno.

Mio nonno – il padre di mia madre, quello che sapeva costruire e aggiustare tuttoera il mago della polenta. La cucinava da quando era poco più di un bambino ed era sempre stato un suo compito.

Non usava quella istantanea, ovviamente: apparteneva alla generazione che la polenta si fa partendo dalla farina di mais e si lascia sobbollire a lungo, finché non è pronta.

A lui non venivano grumi. Lui sapeva come gestire la farina. A me vengono anche con quella istantanea, vabbé.

Una volta pronta, la stendeva sottilissima sul tagliere di legno dedicato solo alla polenta e mia nonna lo seguiva pezzo dopo pezzo con il pentolino del ragù di carne, che stendeva sopra la polenta in generose porzioni.

A mia mamma, vegetariana, era concesso un piatto di polenta con sopra il formaggio o con il sugo di funghi, che si portava da casa perché, per il pranzo della polenta, mia nonna preparava il ragù di carne e solo quello.

Mentre rimestavo la polenta e piangevo, Andrea è entrato in cucina. Ha detto: «Beh? Polenta e lacrime? Che succede?».

E io: «È la prima volta che la preparo dopo la morte di mio nonno».

Lui mi si è avvicinato e mi ha abbracciato. Ha detto: «Forse non è stata una grande idea».

Io mi sono scostata, ho detto: «Sì, forse è vero. Però è così bello sentirlo vicino» e ho continuato a cucinare, sorridendo tra le lacrime.

Sembro pazza se vi dico che cucinerei polenta tutte le sere, pur di sentirlo accanto a me?

Se a qualcuno interessa, l’ho condita con funghi, prosciutto cotto, mozzarella per pizza, parmigiano. Mi è venuta un po’ sbilanciata: troppa polenta in confronto al condimento. Mai soddisfatta. 😉

L’ho messa in forno: 180°C ventilato finché non si è dorata sopra (15 minuti circa, ma non guardo mai l’orologio mentre cucino).

23 pensieri riguardo “Polenta e lacrime

  1. Niente istantanea per me. Certo, si risparmia mezz’ora, ma cosa potrei fare in quella mezz’ora di più rilassante che accudire la mia bella polenta?
    😁
    In compenso si mantiene bene, quindi ne faccio almeno il doppio e la uso nei giorni seguenti.

    p.s. so che dicono di mettere la farina in acqua calda, ma così è facile che faccia i grumi. Versala in acqua tiepida, sempre mentre mescoli e un poco alla volta, e sicuramente non li farà.

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    1. Di solito aspetto che l’acqua bolla forte… Proverò a versarla prima e vediamo se funziona (questa volta è venuto un solo grumo, quindi è andata benissimo). Comunque: hai tutta la mia ammirazione. Dopo 5 minuti che rimesto, ho già il braccio che formicola e dopo gli 8 necessari finisco per non sentirlo più. Non ho il fisico per la “polenta vera”. 😂🤣

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      1. Pentola dal fondo spesso, spatola di legno dal manico lungo, arrivati a bollore fiamma bassa e almeno 45 minuti di lenta ebollizione, però basta dare qualche giro sul fondo ogni due o tre minuti, e finché non diventa dura non è faticoso. All’improvviso si sentirà un buon odore di cotto, la polenta è pronta. Una crosticina sottile e ben dorata resterà attaccata al fondo, se si riesce a staccarla è buona da mangiare, altrimenti si lascia dell’acqua nella pentola per tutta la notte, e il giorno dopo sarà facile pulirla.
        🤗😋

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      2. Grazie! Conoscendomi, penso che continuerò a usare quella istantanea. Di solito decido che ho voglia di polenta e la faccio, senza nessuna programmazione. Poi chissà forse un giorno la farò partendo dalla farina “vera”. 😉 E mi tornerà in mente la tua ricetta. 🙏

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  2. C’è un piatto che aveva creato mia mamma, o meglio ricreato, dopo che l’aveva assaggiato al ristorante e le era piaciuto molto. E’ una pasta abbastanza semplice, ma molto saporita. Ogni volta che la faccio, è inevitabile che pianga, perché ripenso a lei che non c’è più. Ma continuo a farla, e ogni volta mi sembra di vederla sbucare in cucina. Sarò pazza anch’io? 🙂

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    1. Beh, se siamo pazze, almeno siamo in buona compagnia. Io mi commuovo con la polenta per mio nonno, con la torta al cioccolato per un vecchio amico perso per strada, con il risotto ai funghi per mio suocero. Non ho piatti che mi ricordino mio nonno paterno: ero troppo giovane quando è morto e mi sono rimasti pochi ricordi, scollegati tra loro ed è forse la cosa più difficile da accettare. ♥️
      Quindi: continuiamo a cucinare e a piangere. Vuol dire che abbiamo vissuto e amato. ♥️

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  3. Hai fatto bene a cucinarla, in fondo questi piccoli gesti ci aiutano a tenere sempre accanto a noi nel cuore ❤️ le persone care. Sono sicura che sia stato molto felice e che vegli su di te! Io sono una gran sentimentale! Un caro abbraccio 🤗

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    1. Una volta scappavo da tutto quello che mi ricordava le persone che ho amato e perso: avevo paura della sofferenza, mi vergognavo delle lacrime, mi sentivo sbagliata perché soffrivo ancora per mio nonno paterno (che è morto troppo presto). Poi sono cambiate tante cose, sono cambiata io e ora mi sento fortunata: mi sono vissuta (chi più e chi meno) nonni e bisnonni e ora me li porto dentro, con me, anche quando fa male. E sì, sono certa che veglino tutti su di me e sulla mia famiglia. ❤️

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      1. Guarda io sono una molto attaccata alla famiglia di origine, quindi ti capisco! Hai detto molto bene, sicuramente vegliano tutti su di te e sulla tua famiglia! ❤

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      1. Grazie! Speriamo che niente si metta di mezzo tra noi e la partenza. Sono due anni che, per un motivo o per un altro, finiamo per fare le ferie a Fano… per l’amor del cielo, per fortuna abbiamo la suocera che vive al mare, però non è la stessa cosa di andare in vacanza noi due da soli. 🙂

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  4. Tiramisù e lacrime da queste parti per mamma perché è il primo dolce che ho imparato a fare da bambina con lei ;). Io adoro polenta e spezzatino…. La polenta è veramente uno dei miei piatti preferiti e anche se ogni tanto metto in valigia dei pacchetti di istantanea mi manca un po’ trovarla fuori nei menu’. Mi hai fatto venire in mente una canzone che adoro : polenta e galena fregia ;).

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  5. Qui si prepara sul fuoco, con la pentola di rame sulla stufa a legna, possibilmente con legna di larice, che pure quello dà sapore. Ho cucinato rimestato centinaia di polente, perché un tempo la mia famiglia aveva un ristorante… ma pure io qui a casa la mangio volentieri. E anche a me vengono in mente i nonni ed i prozii, spesso… e sono pensieri colmi di nostalgia e malinconia, ma è bello farli. E’ bello ricordare, senza affanni, ma lasciandoli andare, in modo dolce, come hanno fatto loro con i loro cari che non vedevano più.

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    1. Che bello! Tra l’altro, questo modo di preparare la polenta, facendola sobbollire piano, si sposa benissimo con la tua “filosofia della lentezza”. ♥️ Ed è un modo per portare avanti una tradizione, che viene da lontano e che ci fa appunto sentire vicino chi non c’è più (anche se, in realtà, nessuno sparisce mai del tutto: finché li ricordiamo, vivono in noi e con noi). Grazie di cuore del commento. 🌹

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      1. Ma grazie a te per avermi fatto pensare a tempi lontani e al mio, di nonno. Sai, il fatto della polenta cucinata in un certo modo è legato più al gusto, che ad altro. Perché una polenta cucinata sulla legna, nel paiolo di rame, con la giusta farina è davvero buona. E per me quella è l’unica polenta che reputo tale, perché negli anni sono stata viziata, sai com’è. 😀

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