Nel gruppo dei lenti

Durante le nostre vacanze in montagna, mi sono resa conto che non ho più il passo di prima.

Quello che avevo prima del cancro, prima della chemio, prima che la terapia ormonale sostitutiva si installasse nelle mie gambe e le rendesse pesanti come due macigni.

Io vado spesso a camminare, ma qui sulle nostre colline è diverso: il percorso che faccio è breve (un’ora in totale) e le salite ci sono, ma non sono così impervie. Non mi ero resa conto di essere così fuori forma!

Durante le lunghe passeggiate in montagna insieme ad Andrea, arrancavo in salita: il fiato corto, le gambe pesanti, i piedi che inciampavano di continuo nei sassi affioranti lungo il percorso.

Prima non ero così. Pensate che ho smesso di andare a camminare con i gruppi organizzati perché ero sempre nel gruppo davanti, quello dei veloci, e questo significava che passavo un sacco di tempo ferma ad aspettare il gruppo dei lenti, annoiandomi a morte e borbottando che “perdevo il ritmo e mi raffreddavo”.

Quest’anno c’ero io nel gruppo dei lenti. Nel gruppo dei super lenti.

Faccia sconvolta dopo 3 km di salita: 500 metri di dislivello. Ero a pochi metri del rifugio, ma vi giuro non gliela facevo più. 😉

Guardavo Andrea, là davanti a me, continuare a camminare, diventare sempre più piccolo e scomparire dietro i tornanti. E io ero sempre ferma a riprendere fiato!

I primi giorni mi arrabbiavo con me stessa e con il “fato” che mi aveva fatto ammalare di cancro prima dei quarant’anni trasformandomi in una mammoletta senza forze.

Poi, a un certo punto, ho deciso di smetterla di arrabbiarmi e di piangermi addosso e ho scelto di godermi il momento.

Ero in montagna, letteralmente circondata da luoghi straordinari, ed ero in vacanza: chi se ne frega se andavo piano! Chi se ne frega se impiegavo due ore e mezza per fare un percorso di quarantacinque minuti!

Super soddisfatti a 2900 metri, dopo un dislivello di 450 metri. 😉

Così, ho deciso di dare ascolto al mio corpo e ho assecondato il mio ritmo – lento, lentissimo, super lento – assaporando ogni momento come un dono.

Insomma, alla fine me la sono proprio goduta. 🙂

Post Scriptum

Resta il mistero di come diamine faccia Andrea, che tutto l’anno passa dalla posizione seduto alla scrivania a quella sdraiato a letto, ad avere tutta quella energia!

In montagna ha un passo invidiabile e non si stanca MAI! Ma come ci riesce??

Si accettano ipotesi…

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27 pensieri riguardo “Nel gruppo dei lenti

  1. Il mio compagno fa una vita sedentaria, da una scrivania all’altra al divano… Io sono molto più attiva.. Eppure se andiamo a correre o a camminare in montagna non c’è verso va mooolto più veloce e ha più resistenza ..

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    1. Secondo mio padre, Andrea ha polmoni e cuore più grandi: pompano meglio il sangue e quindi ha una resistenza maggiore. Potrebbe anche essere. Dopotutto, se le cellule sono meglio irrorate, il corpo si stanca meno e ha più resistenza. Chissà. Comunque, mi fa una gran rabbia: mi danno l’anima tra camminate e palestra e quello più sportivo sembra lui che non alza mai un dito. Ufffffff.

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      1. Ti capisco… Io comunque sono convinta che gli uomini abbiamo a livello fisico delle “agevolazioni” per lo sport… Basta vedere la minore fatica che fanno a mettere su massa muscolare

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      2. Sì, hai ragione da vendere! Gli uomini mettono massa muscolare molto più facilmente delle donne. Non che non facciano fatica anche loro, ma sono di sicuro agevolati. D’altronde, sono progettati geneticamente per essere cacciatori. Noi no. ☺️

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  2. Purtroppo certe brutte malattie non ti permettono di tornare come prima, ma la tua forza straordinaria ti ha permesso di cogliere l’aspetto positivo anche di questa cosa. Ti ammiro molto. Io purtroppo ho mio padre che era un grande sportivo e dopo il primo tumore non è più stato lo stesso. Ha dovuto rinunciare persino alle passeggiate ormai. Credo che il saper cogliere il bello di tutte le situazioni, anche quelle meno piacevoli, sia un buon approccio per chiunque. Non voglio certo paragonare la mia situazione alla tua, ma io dopo le maternità non sono più stata la stessa, il mio corpo non è più lo stesso e nemmeno la mia vita. Addio libertà ed indipendenza. Ma chissene. Le smagliature e la pancetta che non vanno via del tutto? All’inizio mi davano parecchio fastidio, ma ho dato alla luce due splendidi bambini, non posso rimproverarmi nulla, ho solo iniziato una nuova vita con la nuova me.
    Per quanto riguarda l’energia di tuo marito (se ho capito bene!) beh, se scopri come fa, mi farebbe molto piacerebbe saperlo! ☺️

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    1. Grazie del tuo bellissimo commento. ❤️ Io ho trovato tantissime analogie tra la mia malattia e le mie amiche con bambini piccoli: la difficoltà di riconoscermi nel mio corpo dopo l’intervento, il sonno sballato a causa della chemio, i capelli indeboliti a causa della menopausa indotta dai farmaci (una mia amica, in allattamento, aveva i capelli fini e radi). La verità è che siamo donne e le trasformazioni della vita ci mettono a dura prova e insieme ci danno tanta energia, che non sapevamo di avere. Per il tuo papà, mi dispiace davvero tanto. Mio padre ha avuto un tumore al colon tanti anni fa e ha impiegato un po’ a tornare in forma, anche se fingeva di stare bene e di essere “quello di prima” per non farci preoccupare. Non ho consigli da dare, tranne essere se stessi, rispettare i propri tempi e amarsi, smagliature comprese. 🙂
      PS: secondo mio padre, Andrea ha polmoni e cuore più grandi dei miei, pompano meglio e sente meno la fatica. Mah. Non saprei proprio. 😉

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      1. Sì, è guarito. L’ha avuto nel 2007, aveva 48 anni. Ha fatto intervento, chemio e radio ed è ancora tra noi. Adesso è più in forma di me: è un gran camminatore. Non gli si sta dietro…

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  3. La vita è strana, mio marito fa un lavoro pieno di intensi sforzi fisici e mentali, poi però chiedigli di fare una passeggiata, si accascia. Io sono una grande camminatrice, credo sia un fatto di testa. Tu hai fatto benissimo ad assecondare il tuo corpo, ha una saggezza tutta sua. Che cosa dovresti rimproverarti? Assolutamente nulla, anzi sei attivissima e ti ammiro molto per tutto quello che hai affrontato e superato, per non parlare di come riesci a sistemare e a curare la casa! Grande Alice! 🌹
    Tanto di cappello davvero.

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    1. Dovresti vedere tutte le macchie che ho sul pavimento della cucina! Si formano a una velocità sorprendente! 🤣🤣 Comunque, ho deciso che smetterò di pretendere di essere qualcuno che non sono, anche perché finisco solo per sentirmi una fallita quando poi non sono all’altezza delle mie aspettative. Insomma: la montagna mi ha fatto un gran bene. 🙂
      PS: grazie dei complimenti. Sempre troppo carina. ❤️

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      1. Vuol dire che hai una cucina vissuta! La cucina è il mio quartier generale in tutti i sensi. Lì cucino, piango, leggo, scrivo, guardo fuori dalla finestra ed immagino un mondo migliore. Non devi sentirti una fallita, pensa alla guerra che hai vinto e, guardandoti, sembri il ritratto della felicità. Sono contenta che la montagna ⛰️ ti abbia fatto bene, lo meritavi! Io mi sento spesso una fallita, poi, ripensandoci, mi guardo indietro e ripenso a tutto quello che ho superato e allora mi assolvo e mi ripeto che faccio quello che posso. È vero che vorrei riuscire a fare molto di più, ma per ora è così. Ti abbraccio 🙂😃🥰❤

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      2. Anche in questo siamo simili. Se fosse per me, vivrei in cucina. Andrea ogni tanto mi dice: “sei consapevole che abbiamo altre stanze in questa casa?”. 🤣😂
        Mi sento spesso una fallita, perché non corrispondo alla mia idea di giusto e perfetto, però anch’io ho imparato a respirare e perdonarmi e andare avanti. Ero moooolto più intransigente, con me e con gli altri. Si ha un bel da dire, ma la vita ci cambia…
        Un abbraccio a te e alla tua cucina piena di emozioni. ♥️🥰

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      3. Mi piace molto il tuo senso dell’umorismo, io ero intransigente con me stessa, con gli altri no, loro apparivano sempre vincenti ai miei occhi 👀
        Sempre io la perdente, ma in qualche modo, c’era chi mi dava una grande mano ✋️ a farmi sentire sempre sbagliata. È vero che la vita ci cambia, prima ero pure io molto più severa con me stessa. Con il tempo ho imparato ad abbracciare la mia imperfezione e ad accogliere le mie fragilità!
        Sei sempre carinissima, un grande abbraccio a te ed un caro saluto 👋 dalla mia cucina. Anche io sono piena di macchie sul pavimento, mamma deve avere più cura di me, sono piccina, ma molto carina. È la cucina che parla! 🤣🤣🤣😂😂😂 Io umanizzo tutto!
        Buona giornata, cara Alice ♥️🥰

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      4. Anch’io umanizzo tutto e parlo con tutto, soprattutto con le piante. E giuro mi rispondono. A modo loro, eh: crescendo e fiorendo o appassendo e soffrendo. Tutto ha un’anima. 🙂
        PS: la mia cucina dice alla tua cucina che deve portare pazienza. Prima o poi arriverà una bella passata di straccio. 😉
        Buon proseguimento, cara Valy. ♥️

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    1. Sì, devo solo portare un po’ di pazienza. Questa parolina magica che proprio non vuole entrarmi dentro. 😂
      PS: giovane… I prossimi sono 40 e sono sempre più vicina a compierli. Non mi sento più di rientrare nella definizione di “giovane”. D’altro canto, c’è chi si definisce “ragazzo” a 60 anni, quindi… 🤩

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    1. Non cambierei i miei 40 con nessun altro periodo della mia vita, però il tempo sta andando troppo, troppo in fretta. Non sono prontaaaaaa! Ogni volta devo fare i conti perché NON ci credo che siano già 40.

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  4. Vedrai che i muscoli si risveglieranno, quando una cosa piace al nostro corpo non la ferma niente.
    A quarant’anni anch’io stavo tutta la settimana dietro la scrivania, anzi ci stavo di più il lunedì perchè la domenica faticavo allo sfinimento andando in montagna e un po’ di riposo ci voleva.
    13 anni fa ho auto un infarto con tanto di applicazione di stent, niente sforzi e niente montagna mi dissero i medici. Figurati … se non vado in montagna almeno una volta a settimana muoio. Il mio passo è lento ma costante e quando devo riprender fiato scatto qualche foto.

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    1. Caro Paolo, grazie infinite di questo commento che mi da la speranza di tornare ad essere… beh… un po’ meno fiacca! Detto questo, mi spiace tanto che tu abbia avuto un infarto, ma sono molto contenta che – a dispetto di quello che i medici ti hanno ventilato – tu riesca ancora a goderti le (lente) camminate in montagna. ❤️
      E sì, anch’io ho fatto una marea di foto. Con la scusa del panorama stupendo, riprendevo fiato alla grande. 😉

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