Di ciclamini e di euforica libertà

Ieri, nel corso della mia solita passeggiata, sono passata attraverso il bosco sotto la chiesa di San Lorenzo in Collina.

In mezzo all’erba che tende a seccarsi, il sottobosco era pieno ciclamini in parte coperti dalle foglie gialle e marroni che iniziano a cadere.

Pur di fotografarli mi sono inoltrata tra i rovi e ho reso felici un bel po’ di zanzare che non si aspettavano di certo di essere tanto fortunate. 😉

Io vada matta per i ciclamini e il motivo è molto semplice. Quando ero bambina e andavo alla casa al lago della mia famiglia, mia cugina e io facevamo il “gioco del picnic”.

Mettevamo due merendine al cioccolato, due succhi di frutta con la cannuccia e un asciugamano un po’ grande dentro uno zaino.

Poi uscivamo, ci inoltravamo nel bosco di castagni dietro casa sua e ci sedevamo all’ombra a fare merenda: il sottobosco era talmente pieno di ciclamini che non sapevamo dove stendere la coperta.

Non c’erano pericoli di sorta attorno a casa sua, quindi eravamo lasciate a noi stesse: nessun adulto che ci controllasse, nessuno che ci dicesse cosa dovevamo o non dovevamo fare.

Ci sentivamo grandi. Ci sentivamo indipendenti. Ancora oggi, quando vedo i ciclamini, ricordo quella sensazione euforica di libertà. Bei momenti.

E voi?

Scommetto che avete presente le sensazioni che ho descritto. Quando le avete provate? Avete un fiore o un oggetto o un odore a cui le associate? 🙂

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13 pensieri riguardo “Di ciclamini e di euforica libertà

  1. Che bel ricordo! L’infanzia libera… .
    Io ho ricordi simili di quando ero piccola ed andavo in vacanza in montagna con i miei genitori. C’erano dei boschi tutti intorno pieni di rovi con more, lamponi, mirtilli e ribes. Ed io adoravo raccoglierli, nonostante spesso e volentieri mi pungessi! Alla fine ero diventata piuttosto brava e mi aiutavo con dei bastoni per salire più su o far cadere i frutti.
    E poi ricordo gli alberi di pere, quelle pere piccoline e saporitissime. Il sapore di un frutto appena colto è un’esperienza impagabile.
    Che bei ricordi mi hai fatto tornare in mente! 😌😊

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    1. Grazie per aver condiviso con me questi bellissimi ricordi! 😍 Tra l’altro mi hai fatto ricordare che io e mia cugina, la stessa della merenda tra i ciclamini, una volta ci infilammo nell’orto di suo nonno e mangiammo una quantità tale di pisellini da farci venire un mal di pancia tremendo. Erano dolcissimi, come resistere? Suo nonno non ci punì neanche. Ci disse: “il mal di pancia c’è vi è venuto vi serve da lezione per la prossima volta”. E infatti non ci fu mai più una seconda volta. 🤣

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  2. D’estate dopo il lauto pranzo con 37 gradi all’ombra il vecchio paese in collina era deserto e silenzioso, per mio padre il riposino pomeridiano sembrava obbligatorio. Per me no. Tempo sprecato e rubato alle mille fascinazioni delle strade e dei porticati piene di misteri. I miei dormivano ma io mi alzavo e sgattaiolavo fuori dalla casa di nonna, non ci voleva molto, due passi ed ero fuori e libero. A quell’ora pareva dormissero tutti ma in una traversa vicina l’antico laboratorio artigiano del signor Pisani era aperto e perfettamente funzionante: un luogo pieno di magie e profumi. Lui mi conosceva e mi guardava sornione, io giravo nelle grandi stanze piene di oggetti e strumenti, sembravo libero ma ero attentamente sorvegliato, un grande laboratorio di falegnameria era zeppo di cose pericolose e attraenti per un ragazzino in libera uscita. Camminavo tra i tavoli e sognavo ad occhi aperti, ogni tanto chiedevo e mi rispondeva con poche parole: fuori impazzava l’estate siciliana e l’unico rumore era quello delle cicale. Alle cinque del pomeriggio la mia fuga terminava e tornavo furtivamente a casa convinto di aver compiuto una grande trasgressione. L’avrei ripetuta il giorno dopo.
    Mio padre sapeva tutto, di sera nel profumo dei gelsomini sorrideva sotto i baffi. Avevo 11 anni e non l’ho mai dimenticato.

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    1. Enzo: che meraviglia. ❤️ In questo commento mi hai lasciato immagini e luoghi di una potenza unica e rara: le strade con i grandi porticati, il laboratorio di falegnameria (sento il profumo del legno), il frastuono delle cicale che riverbera nell’aria tremolante dell’estate, il profumo dei gelsomini e tuo padre che sorride, il cappello calato sugli occhi. Amo alla follia queste storie, questi ricordi. Grazie davvero.

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  3. Il riferimento alle merendine al cioccolato mi ha fatto tornare in mente un aneddoto che raccontava spesso mia nonna.
    Lei diceva che da bambina aspettava tutto l’anno che arrivasse il Natale, perché sapeva che per quella festa le sarebbe stato regalato un cioccolatino. Allora quel minuscolo pezzo di cioccolata era un lusso inimmaginabile, che ci si poteva permettere appunto soltanto una volta l’anno. Adesso invece, diceva mia nonna, se ho voglia di un po’ di cioccolata vado al supermercato e me ne compro una stecca larga così e spessa così per un euro e spiccioli.
    Mia nonna ci faceva questo paragone per farci capire che adesso ogni giorno è festa, ogni giorno è Natale, perché ora possiamo permetterci di fare tutti i giorni delle cose che soltanto pochi anni fa erano delle comodità inaccessibili. E quindi finiamo per darle per scontate, non le apprezziamo nella giusta misura e non siamo mai contenti. Sei d’accordo?

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    1. Sì, è verissimo. Pensa anche alla carne. Non tanto tempo fa era un lusso che non ci si poteva concedere ogni giorno. Adesso la troviamo al supermercato in “formato famiglia” e in tutti i tipi possibili, dal cavallo al pollo. Diamo per scontato il concetto stesso di supermercato: strapieno di cibo e di oggetti di ogni genere. Mi rendo conto che spesso perdo la pazienza perché in un negozio non trovo una determina cosa, perché magari non ce l’hanno o l’hanno finita… Dovrei ringraziare ogni giorno per tutto quello che abbiamo invece di notare solo l’unica cosa che manca…
      PS: alla mia bisnonna, a Natale, davano la frutta secca. Per lei era un dono prezioso. Quanti ricordi racchiusi in ogni singola persona. Che meraviglia.♥️

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      1. Hai detto bene: mia nonna era perfino fortunata a poter mangiare un cioccolatino all’anno, perché c’era chi a Natale non riceveva neanche quello, e poteva sperare al massimo in un po’ di frutta secca. Grazie per la risposta! 🙂

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      2. Forse però la mia bisnonna e la tua nonna appartenevano a due generazioni diverse. La mia “bis” era nata nel 1913 in un piccolo borgo dell’Appennino emiliano. Quando era bambina, la cioccolata non si usava. Le leccornie erano altre, come la frutta messa a seccare e cosparsa con un pizzico di zucchero. Oppure le frittelle di castagne. Mi manca così tanto. Era una fonte inesauribile di storie, che allora non sapevo apprezzare. Vorrei che fosse qui. ❤️

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      3. Mia nonna è nata meno di vent’anni dopo, quindi non sono così distanti anagraficamente, ma lo sono abbastanza da poter essere madre e figlia. Buona serata! 🙂

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      4. Sì, la tua nonna avrebbe potuto essere la figlia della mia bisnonna e infatti mio nonno (suo figlio) era del 1932 ed è cresciuto in un mondo molto simile e allo stesso tempo molto diverso da sua madre. Prima o poi porterò a termine (anche) il romanzo dedicato alla mia famiglia. A te, caro amico, buona giornata. ❤️

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