Fiera di essere… ansiosa

Sorrido quando esco di casa e controllo cento volte di avere tutte le chiavi che mi servono: le chiavi dell’ufficio, le chiavi di casa, le chiavi di casa dei miei genitori in caso dovessi passarci.

Sorrido quando controllo cento volte se nella borsa c’è il telefono. Poi salgo in macchina, poso la borsa sul sedile del passeggero e devo riaprirla per verificare se dentro c’è il telefono.

Sorrido quando devo partire per un viaggio e la giornata inizia sul gabinetto e il mal di pancia mi tiene compagnia finché non salgo sul treno o sull’aereo o sulla nave.

Sorrido quando invito persone a pranzo o a cena ed entro in un tale vortice di pulizia – sistemazione – organizzazione che Andrea si tiene prudentemente alla larga, per evitare di esserne risucchiato.

Sorrido quando mi sveglio di notte, il cuore che batte più forte del normale, la sensazione di gonfiore che precede un attacco di panico e allora mi arrendo: mi alzo, vado in cucina, mi preparo una tisana e mi metto a scrivere.

Sorrido di tutto questo perché, nel corso del tempo e dopo un lungo lavoro su me stessa, ho imparato una cosa fondamentale: non serve lottare contro l’ansia.

L’ansia fa parte di me. Sono stata una bambina ansiosa e un’adolescente ansiosa. Ho passato gran parte della vita ad avercela a morte con questa parte di me, a desiderare che scomparisse e mi lasciasse vivere in pace.

Ho passato la vita a studiare modi sempre più elaborati per tenere sotto controllo gli effetti indesiderati dell’ansia, a nascondermi, a fingere di essere un’altra.

Ho sprecato tantissime energie, ho sprecato tempo, ho sprecato occasioni e tutto perché non volevo accettare di essere quella che sono.

Ci sono volute tantissime cose – nell’ordine: la psicoterapia, Andrea, la Mindfulness, il cancro, l’attività fisica – perché io capissi che la lotta in questo caso non serve, che anzi peggiora solo la situazione.

Che l’unico modo per convivere con l’ansia è accettarla e accudirla e volerle bene, allestendole un luogo tutto suo, dove possa sentirsi al sicuro.

Oggi sono fiera di alzarmi in piedi, davanti a tutti, e annunciare: «Ciao, sono Alice e sono una donna ansiosa».

Foto in apertura di Jill Wellington da Pixabay

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25 pensieri riguardo “Fiera di essere… ansiosa

  1. Ti capisco ed è importante accettare ogni parte di noi. Io l’ansia faccio fatica a volte a digerirla, perché quando è particolarmente intensa, mi porta a un passo dal “non ritorno” ed è orribile.
    Spero di diventare come te un giorno. ❤️

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    1. Sì, ti capisco molto bene. L’ansia mi blocca ancora… Vorrei che non succedesse, ma è il mio personale meccanismo di difesa e si attiva anche quando proprio non ce n’è bisogno. Ci vuole pazienza, con se stessi più che con altri. 🙄

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    1. Nonostante il tempo e la buona volontà, accettare la mia ansia è ancora un impegno. Uno sforzo di consapevolezza, di attenzione verso questa parte di me, che mi dà sempre da lavorare. Sarebbe bello ignorala, ma l’effetto è lo stesso di quando mi arrabbio: si rafforza. Va ascoltata. Sempre. Ehhhh. Che fatica essere se stessi. 🙄😂

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  2. Io sono ansioso di natura.
    Finché l’ansia è “sotto controllo”, posso tranquillamente conviverci.
    In alcuni casi è mia alleata, perché ni “spinge” a fare tutto per bene per la paura di sbagliare e dimenticare qualcosa di importante.

    Diverso quando esonda, e mi crea attacchi di panico o peggio. Per fortuna gli ultimi casi sono capitati anni fa, direi almeno 3-4, ma il ricordo di quei momenti è ancora ben nitido: terribili.

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    1. Il tuo commento mi ha dato tanto da riflettere… dici che l’ansia a volte è un’alleata, che ti spinge a fare tutto per bene. Mi sono resa conto che, nell’ultima settimana, ho lavorato esattamente così: spinta dall’ansia. La mia collega era in ferie, io ero da sola, volevo finire tutto in tempo, prima di andare io stessa in ferie, volevo fare tutto e tutto “per bene”. Ho avuto certo ottimi risultati, ma mi sono lasciata dominare dall’ansia e le ho regalato una settimana della mia vita. Ho lavorato e basta, capisci? Niente palestra, niente passeggiate. Io lavoro part-time e invece ho lavorato sempre. Per una settimana sono stata qualcuno che non voglio essere. Quindi no, per me non è mai un’alleata. Mi decentra da me stessa, mi fa dimenticare tutto il resto, mi spinge ad essere “perfetta”, mentre la vita è anche imperfezione, è errore, è dimenticanza. Per me l’ansia non è positiva, non è negativa, è solo ansia. Cerco però di imparare e fidati che farò in modo di non regalarle più ore e giorni e settimane…

      Sugli attacchi di panico: come ti capisco. Ho iniziato ad averli che ero poco più di una bambina (sui dodici anni). Mi venivano di notte, manco sapevo cosa mi stesse succedendo. Erano e sono orribili, però ho imparato a viverli: mi alzo, vado in bagno a svuotare l’intestino, mi preparo una tisana e scrivo. Scrivo finché non trovo la cosa che ha scatenato tutto, scrivo finché non trovo soluzioni. Li ho trasformati in momenti di auto-analisi e per fortuna, con gli anni, sono diventati molto rari perché restano momenti orribili, di buio e di gelo, e non mi piacciono proprio per niente.

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  3. Condivido con te Alice che un buon modo di ‘tenere a bada’ l’amica ansia sia quello di accettarla come una parte di noi. Cercare di annullarla, ignorarla, vergognarsene o addirittura darle troppo peso non fa che peggiorare la situazione. Quando arriva l’attacco di panico, invece, il segnale non è da sottovalutare e magari è arrivato il momento di cambiare qualcosa nella nostra vita. Altrimenti il più delle volte, almeno per me, com’è arrivata così se ne va. Sta a noi far diventare l’ansia un’utile alleata, o una predominante nemica, di certo non è un percorso facile, ma sembra che tu abbia raggiunto un buon equilibrio.

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    1. Sì, gli attacchi di panico sono sempre un segnale e vanno ascoltati, anche se è veramente difficile. Io scrivo. Mi auto-analizzo, cerco di capire che cosa l’ha scatenato e cerco soluzioni. Di solito funziona…
      Detto questo, non so se l’equilibrio esista. Dura sempre troppo poco per poterlo verificare… 🙄😂

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    1. Sarà un grande anno. Il 2023 sarà per sempre l’anno in cui pubblico il mio primo libro. Comunque vada, questo nessuno può portarmelo via. 🙂
      Tanti auguri anche a te, amico mio. Speriamo di vederci, un giorno, chissà. 😉

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      1. Nel frattempo puoi star certa che comprerò il tuo libro! 🙂 Perdonami se hai già risposto a questa domanda, ma mi sembra di no: di cosa parla?

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      2. Ho raccontato del cancro, di quanto l’esperienza a contatto con questa malattia mi abbia trasformato e aiutato a capire tante cose: di me stessa, della mia vita, del rapporto con la mia famiglia e con Andrea. Ho raccontato di me, di chi ero e di chi sono. Ho messo dentro tutti gli strumenti che mi hanno aiutato: dall’oncologo al nutrizionista, dalla palestra alla meditazione, dal chirurgo ai copricapo comprati su Amazon. È stato un viaggio e raccontarlo ha fatto parte di quel viaggio. 🙂 Grazie dell’interesse che dimostri sempre e da sempre verso di me. ❤️

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      3. Grazie a te per la risposta. Ti auguro di venire letta da più persone possibili, e che il tuo libro oltre che venire letto venga anche apprezzato. Io lo apprezzerò, ne sono certo! 🙂

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  4. Che persona davvero unica che sei! Mi fai tanta tenerezza. Anche io sono emotiva, ma in fondo è molto bello conoscerci ed accettarci per quello che siamo! Sei comunque molto coraggiosa. L’ansia, come lo stress, possono essere anche positivi. Ti abbraccio forte ❤️

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