Un progetto titanico

Non ho ancora pubblicato il primo libro e sto già scrivendo il secondo. O meglio, più che scrivendo, sto studiando e prendendo una marea di appunti.

Mi sono imbarcata in un progetto titanico al quale tengo tantissimo: un romanzo sulla mia famiglia. Beh, non tutta la mia famiglia.

I protagonisti saranno i miei bisnonni materni e i loro discendenti: mio nonno, i suoi fratelli e le sue sorelle.

L’ambientazione sarà la nostra casa di famiglia, la casa al lago sull’Appennino bolognese della quale ho parlato in tanti post: costruita dal mio bisnonno, pietra su pietra, modificata e cresciuta nel corso del tempo.

Il periodo che sto prendendo in considerazione è dal 1931 (anno di nascita di mio nonno) al 1971, con squarci aperti sul passato, così da portare a galla la vita dei miei bisnonni, la nascita della casa e del lago.

L’operazione di documentazione – per quanto impegnativa – mi riesce facile: leggo libri dedicati al periodo storico, alla vita dei contadini, ai mestieri dell’epoca, alla seconda guerra mondiale. Trascorro ore online e in biblioteca a spulciare siti e libri. Mi sento tornata all’Università.

La cosa che mi riesce più difficile è interrogare i miei famigliari sulla loro vita. Ho in testa milioni di domande, poi me li trovo davanti e non lo so se è più l’imbarazzo o la timidezza, ma prende il sopravvento e finisco sempre per chiedere molto meno di quello che vorrei.

So che è assurdo: sono la mia famiglia e si sono dimostrati tutti disponibili a raccontare. Sono io che mi sento un’impicciona. Mi sento… la caricatura di una giornalista e mi blocco.

Mannaggia a me!

Comunque, in primavera vado qualche giorno sù in Appennino, vado a trovare le sorelle di mio nonno (la più anziana e la più giovane) e vedo di mettere da parte ogni remora. Sono stanca di remarmi contro da sola!

Post Scriptum

Accetto con gioia consigli, suggerimenti, idee ed esperienze per superare l’ansia da intervistatrice. 😉

In apertura: una foto della mia famiglia riemersa durante i recenti scavi. 🙂

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23 pensieri riguardo “Un progetto titanico

  1. Che bel progetto! Magari, se non dici che è un’intervista ti senti meno imbarazzata. Fallo come una chiacchierata e registri tutto. Per me, il periodo delle feste sono i tempi dei ricordi. Ciao Alice🖤

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    1. La maggior parte dei parenti che vorrei intervistare vivono furi Bologna e ci frequentiamo pochissimo. Se non rendo manifeste le mie intenzioni, suona un po’ strano che io li vada a trovare. 😉 Però, se penso più a chiacchierare con loro e meno all’intervista, forse verrà tutto più naturale… Quindi alla fine è un ottimo consiglio. 👍😉
      Pe le feste, ti dirò, non c’avevo pensato, ma hanno di sicuro influito sulla mia decisione di smettere di tergiversare, raccogliere storie e scrivere. Ho sentito, più che in altri anni, la presenza dei vivi e dei morti e un intenso desiderio di mantenerli vicini a me… 🥰

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  2. Per esperienza: telecamera e fai parlare a ruota libera dando solo degli spunti .Un cassetta dura più di due ore. Col digitale anche di più immagino.
    Io ho delle bellissime testimonianze dei miei zii sia paterni che materni, per non parlare dei miei genitori purtroppo ormai morti.
    Foto arrivate da tutte la parti partendo da fine 1900. Ho parenti sparsi in tutto il mondo.
    Se non sai inventa.

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    1. Se metto una telecamera davanti ai miei parenti, li ammutolisco! Sono quasi tutti dei montanari convinti, che amano poco video e registrazioni. Vado di ascolto e di appunti. Meno invasivo… 😉
      Detto questo, non sai quando ti sto invidiando! Sia per le testimonianze sia per le foto! Per me è oro! 😍
      PS: ah sì, inventerò alla grande, ma vorrei che l’invenzione fosse realistica, per questo mi documento… 😉

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  3. Che bello, Alice, fai benissimo.
    Oggi ascoltavo papà ed ero incantata. Gli dico sempre che è un vero peccato che non voglia che io scriva un libro 📖 sarebbe meraviglioso.
    Vai e non farti remore.
    Sono con te, al cento per cento! ♥️

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      1. Infatti lo farò, comincerò a dedicarmi a questo progetto.
        Sei sempre tanto cara, Alice, ho la sensazione di conoscerti da sempre. Con te mi sento a casa 🏡 in famiglia, amica e sorella.
        Grazie per i tuoi continui incoraggiamenti! ♥️

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  4. La mia paura, praticamente una certezza, è che i ricordi di nonni e genitori si possano disperdere nel tempo, perché mai messi per iscritto e spesso dimenticati, anche da chi li ha vissuti.
    A mio padre abbiamo regalato a natale un “libro dei ricordi” dove potrà (se ne avrà voglia) scrivere le risposte alle molte domande di cui è composto il libro (che lavoro facevano i tuoi nonni? e i tuoi genitori? la tua maestra? dove hai conosciuto la persona che hai sposato? e così via…). Potrebbe essere un’ottima testimonianza, anche perché mio padre ha 88 anni ed avrebbe molte cose da ricordare.

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    1. Il libro dei ricordi! Ottima idea! Potrei usarlo come traccia per le domande… Aggiungendo poi man mano i dubbi e le domande che nascono in corso d’opera.
      Dai miei scavi nel passato della nostra famiglia, ti confermo che ogni persona si porta dentro una storia straordinaria, quindi a tuo padre hai fatto il regalo più bello. Non solo per lui, che può mettere per iscritto la sua storia, ma anche per te e per tutte le generazioni che verranno. 😍

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      1. Ma lui non ha coraggio ad approcciarsi al “librone”. Dice che non si ricorda molte cose, e che certe domande lo “spiazzano”, o non saprebbe cosa scrivere.
        Il problema è che ha 88 anni: avremmo dovuto regalarglielo molti anni fa.

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      2. Forse potreste farlo insieme. Dico di compilare il “librone”. Tu chiedi, lui racconta e magari lo registri, più che scrivere. E se qualcosa non lo ricorda, fa lo stesso. Procedi oltre. In questo modo, è anche tempo che passate insieme e ha valore a prescindere dalla qualità o quantità di risposte. ❤️

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  5. Non saprei che consigli darti, ma io proverei a vedere tutto questo come un buon modo per trasmettere qualcosa di unico, che riguarda la tua famiglia, ai posteri.
    Se il tuo blocco è legato al dialogo, perché non provi con una scaletta scritta in mano, così devi solo leggere le domande e appuntarti le risposte o registrarle per poi trascriverle con calma. ^_^

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    1. Mi sono abituata a prendere appunti nel mi primo lavoro in casa editrice. Non ho mai usato registratori. Penso sempre che gli appunti facciano a loro volta da filtro rispetto a quello che ci viene raccontato. Ricostruire gli appunti, una volta a casa, permette di ripercorrere la storia e iniziare già a trasformarla in romanzo (adesso) e in articolo (allora).
      Sulle domande, sì, dai vostri commenti sento che è la mia strada. Senza una straccia scritta, mi sento meno a mio agio… Dopotutto, sono un redattore. Lo ero e lo sono. 😉🤩

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  6. Di solito una famiglia desidera che i ricordi non vadano persi, quindi non ti stai impicciando, semai stai facendo un raccolto prezioso, bello, emozionante! Scommetto che qualcosa servirà al tuo libro ma qualcosa resterà “semplicemente” un ricordo di famiglia, magari se avrai tempo di farlo raccogli anche gli appunti che non userai e fanne dono a chi ti ha raccontato qualcosa. O comunque conservali, magari un giorno un discendente di famiglia li troverà e sarà una scoperta fantastica. 😁

    P.S. mi sa che per chi ha progetti per la testa la vita è una continua Università, che abbia frequentato quella “vera” o meno! 😉

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    1. L’idea di donare i ricordi che non userò, dare loro una vita a prescindere dal risultato narrativo, mi piace TANTISSIMO e ti ringrazio di cuore. 🙏♥️
      E sì, si continua a studiare a prescindere dai programmi scolastici e personalmente lo trovo molto più soddisfacente. ♥️🥰

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