E invece

Ieri sera avevo impostato la sveglia alle sette e trenta di questa mattina. Il piano era: mi alzo, faccio colazione, vado in bagno e mi metto a scrivere.

Dopo l’incontro di giovedì mattina con Francesca Sanzo, non aspettavo altro che il fine settimana per poter lavorare sul mio romanzo: ci sono alcune cose da rivedere sul finale e un paio di personaggi non hanno convito del tutto i miei primi lettori.

E invece?

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Vorrei scrivere come Israel J. Singer

Ho scoperto Israel J. Singer grazie a due cose: il Kindle e Amazon. Come molti altri siti, Amazon analizza quello che compri e ti propone titoli che potrebbero interessarti.

In molti casi ha sbagliato clamorosamente e mi ha consigliato titoli che non erano per niente di mio interesse. In alcuni casi, invece, mi ha permesso di scoprire autori e libri che ho amato a prima vista.

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Primi lettori

Siccome ho finito la prima stesura complessiva del mio romanzo (e vi giuro non smetto di sorridere al solo pensiero), Francesca Sanzo mi ha consigliato: «Scegli alcune persone alle quali far leggere il tuo manoscritto, così da avere un feedback da parte dei lettori».

La scelta è stata difficile. Dovevo scegliere persone di fiducia, che amassero leggere e che non mi conoscessero troppo bene, altrimenti addio obiettività.

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Vivere e morire in questo modo

Fast car di Tracy Chapman è una delle mie canzoni preferite. Mi ricorda la mia infanzia: i miei genitori la ascoltavano spesso a casa nostra, bisticciando sul volume perché per mio padre non era mai abbastanza alto e per mia madre era meglio non disturbare tutto il vicinato.

Dicevo. Fast car di Tracy Chapman è una delle mie canzoni preferite, ma non mi ero mai preoccupata di chiedermi di cosa parlasse e l’ho sempre cantata del tutto ignara del testo, storpiando le parole come mio solito.

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Lontana per un po’

È un po’ che non vado a camminare. Dopo la morte di mio nonno, mi sono guardata dodici stagioni (188 episodi) di The Big Bang Theory.

Avevo bisogno di un luogo dove rifugiarmi e attraversare il momento peggiore della tempesta, anche se arrivavo a sera con gli occhi e la testa rintronati per il troppo video.

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Una buona scusa

Una buona scusa per
guardare le dodici stagioni
di The Big Bang Theory
una puntata dietro l’altra
senza fermarsi a pensare che
la tua presenza fisica ieri c’era
oggi non c’è più.

Una buona scusa per
ascoltare Niccolò Fabi
e cantare e piangere
e fregarsene perché
vicini non ne abbiamo
o almeno non sono così
vicini da potersi infastidire.

Una buona scusa per
mettere in pausa il lavoro
il romanzo e il blog
ma non la poesia
che c’era prima di tutto
e ci sarà ancora nei secoli
dei secoli amen.

Una buona scusa per
dormire più di quanto abbia
dormito negli ultimi due anni
tra cortisone e trasloco
ansia e scrittura notturna.

Una buona scusa per
chiudere tutto fuori e
restare soli, io e te.

***

Poesia di Alice Spiga
Monte San Pietro, 27 marzo 2022