Vivere e morire in questo modo

Fast car di Tracy Chapman è una delle mie canzoni preferite. Mi ricorda la mia infanzia: i miei genitori la ascoltavano spesso a casa nostra, bisticciando sul volume perché per mio padre non era mai abbastanza alto e per mia madre era meglio non disturbare tutto il vicinato.

Dicevo. Fast car di Tracy Chapman è una delle mie canzoni preferite, ma non mi ero mai preoccupata di chiedermi di cosa parlasse e l’ho sempre cantata del tutto ignara del testo, storpiando le parole come mio solito.

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A mio fratello

Ciao uomo,

oggi è il tuo ventinovesimo compleanno e, visto che sono del tutto negata e anche quest’anno alla fine il regalo te lo sei scelto da solo e addio sorpresa, permettimi di farti gli auguri alla mia maniera.

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Non posso scrivere di guerra

Non posso scrivere di guerra. Di questa guerra. Posso scrivere di un’altra guerra, quella in Bosnia ed Erzegovina.

Era il 1993. Avevo undici anni e avevo visto il ponte di Mostar bombardato alla televisione. Appena tre anni prima, nel settembre del 1990, c’ero stata anch’io, su quel ponte.

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Dobbiamo proprio?

Ieri c’era un sole meraviglioso e, dopo pranzo, sono andata a fare la mia solita passeggiata (quella che vi ho raccontato in Non ti annoi a fare sempre lo stesso percorso?).

Arrivata ai piedi della salita che porta fino alla chiesa, una salita piuttosto ripida e impegnativa, ho visto una famiglia: padre, madre e bambino di circa otto anni.

Il padre guarda la madre, dice: «Saliamo alla chiesa e scendiamo per il bosco?»

La madre risponde: «Va bene»

Il bambino guarda la salita, guarda il padre. Dice: «Ma dobbiamo proprio?»

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I miei disegni di bambina

Qualche anno fa, risistemando in garage, i miei genitori hanno ritrovato una borsa enorme piena di tutti i disegni che avevo fatto all’asilo nido e alla scuola materna.

Durante le vacanze di Natale, avendo tempo, ho deciso di riguardare tutti i disegni e mi sono sorpresa di trovare me stessa, quella che sono stata e che sono, e gli affetti più veri.

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Un altro Natale mascherati

Oggi è la vigilia di Natale e ho ceduto. Ho preso l’albero fuori dallo sgabuzzino e l’ho messo in un angolo del salotto. Era già addobbato dall’anno scorso, quindi non ho fatto un grande sforzo.

Questa mattina mi sono svegliata e, già nel fare colazione, ho capito che qualcosa era cambiato, che una flebile fiammella di spirito natalizio si era accesa.

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