Erik lo svedese e Ruffillo il camugnanese

Ieri Andrea mi dice: «Prova a cercare “Erik lo svedese” su YouTube».

E io: «Ci mettiamo a guardare video porno adesso?».

E lui: «No! Qualcosa di più forte. Tu cerca…».

Così apro il computer, cerco “Erik lo svedese” su YouTube e trovo il video di un ragazzo che ha trascorso un anno, da solo, in una foresta della Svezia a costruire una capanna in legno.

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A mio nonno

Il pennello da barba 
nel mobiletto del bagno
accanto al rasoio elettrico
che usavi da quando le mani 
non erano più ferme
come un tempo.

Le medicine nella scatola in salotto 
vicina al tavolo che prima era tondo
adesso è rettangolare
e nonna ha comprato 
una tovaglia nuova perché 
tovaglia rotonda su tavolo rettangolare
non sta proprio bene.  

Tre paia di mutande 
piegate con cura 
e riposte sul calorifero basso
due magliette intime in gruccia
appese al calorifero alto
a finire di asciugarsi. 

I vestiti sulla poltrona accanto a letto
maglione pantaloni foulard
pronti per essere re-indossati 
prima di uscire.

La televisione spenta
per la prima volta da anni
schermo nero 
su mobile color legno. 

La sedia vuota
sul terrazzo
a chiedersi chi 
appenderà le lucine
il prossimo Natale? 

Anche loro sentono già
la tua mancanza. 

***

Poesia di Alice Spiga
Casalecchio di Reno – 18 marzo 2022

Nel cerchio di cura di mia nonna

Ogni volta che vado a trovare i miei nonni (materni), torno a casa con qualcosa di pronto da mangiare. Ogni volta provo a dire:

«Nonna, non importa che mi dai qualcosa da mangiare. Vengo a trovarvi per trascorrere del tempo con voi. Non voglio qualcosa in cambio».

Le mi guarda, alza le spalle, si pulisce le mani nel grembiule e mi risponde: «Ma ho fatto le zucchine come piacciono a te».

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Far vivere luoghi che non ho mai visto

Qualcuno vede un fiore di campo, qualcuno vede un desiderio.

Mi ha sempre incuriosito il modo in cui ogni persona vede, ricorda e racconta luoghi, oggetti, persone, filtrandoli attraverso la propria esperienza.

Come in questa foto, che ho salvato tanto tempo fa: un dente di leone, per qualcuno, è solo un fiore di campo da tagliare insieme all’erba. Per un altro può essere un desiderio da esprimere, soffiando forte.

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Ho sognato la mia bisnonna

Ieri notte ho sognato la mia bisnonna materna. Nel sogno, sto per mettermi a dormire e lei viene a salutarmi, a darmi il bacio della buonanotte.

Si avvicina al letto ed è il letto singolo, quello in ottone che è appartenuto all’altra bisnonna, quella paterna, il letto dove ho dormito fino ai dieci anni, prima che nascesse mio fratello e la mia camera diventasse la nostra camera, con il letto a castello e la scrivania doppia.

Ha un vestito nero che le ho visto indossare tante volte, quello con dei piccoli fiori viola, e l’immancabile grembiule legato in vita, i capelli bianchi stretti nello chignon sulla testa. È talmente lei che stento a credere che sia morta da più di vent’anni.

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Non ho più paura di ammettere che mi manca

L’assenza di mio nonno paterno ha compiuto ventisette anni nel 2020 e io non ho più paura.

Non ho più paura di ammettere che mi manca, che avrei voluto che ci fosse al mio esame di quinta elementare, a quello di terza media, quando mi sono diplomata e laureata.

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