Trovarti ancora qui

Ritrovare il coraggio di
tagliare i capelli
come piacciono a me.

Di ascoltare la musica
come se non avessi vicini.

Di ballare in cucina
anche se non c’è spazio.

Di prendere peso,
finalmente,
e tornare ad essere una gloriosa
taglia quarantaquattro.

Di non dormire la notte,
e avere comunque energia.

Di scrivere.
Quando voglio
se voglio.

Di non scrivere.
Quando voglio
se voglio.

Senza sentirmi
“di più” se lo faccio.
Senza sentirmi
“di meno” se non lo faccio.

Guardarmi allo specchio
e trovarti ancora qui,
ventisette anni dopo,
a sorridere orgoglioso
per quello che siamo diventati.

Ricordi di gabbiani in formato diapositiva

Sistemando in casa, ho trovato delle vecchie foto che avevo scattato durante gite e viaggi con i miei ex compagni di classe e ho avuto la riprova che non ho minimamente ereditato il gene della fotografia, che mio padre ha invece trasmesso a mio fratello.

Mio padre ha infatti sempre avuto una grande passione per la fotografia. È passato dalla pellicola alle diapositive, dalle foto digitali allo SmartPhone e ha sempre fatto delle foto bellissime, anche se ogni tanto si fa un po’ prendere la mano…

Come ad esempio con le diapositive dei gabbiani, che sono entrate nella mitologia della nostra famiglia. 😉

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Mi manca il mio treno…

Vi sembrerà assurdo, soprattutto considerato il periodo che stiamo vivendo, ma sento la mancanza del “mio” treno, anche se forse sarebbe più corretto dire che mi mancano le persone che incontravo sul treno.

E nel dirlo mi rendo conto che potrei essere fraintesa, che magari mi immaginate seduta, contornata da amici, a chiacchierare. Niente di tutto questo. Continua a leggere “Mi manca il mio treno…”

Un mondo senza abbracci

Ieri, Andrea e io siamo scesi in strada per lasciare i sacchi della raccolta differenziata. Ho aperto il portone d’ingresso e mi sono trovata davanti la nostra vicina di casa, che voleva entrare nel momento in cui noi volevamo uscire.

Appena ha visto che eravamo sovraccarichi di sacchi, si è subito allontanata, mettendo un metro di distanza tra noi e lei; poi è rimasta lì, paziente, in attesa che noi finissimo di lasciare i sacchi e rientrassimo nel palazzo.

Il suo allontanarsi mi ha fatto riflettere. Continua a leggere “Un mondo senza abbracci”

Sulla paura di uscire di casa

Non so voi, ma le poche volte che mi avventuro fuori casa, cammino in apnea, quasi corro, evitando il contatto anche da lontano con gli sporadici passanti.

Avverto il mondo fuori come “il luogo del contagio”, dove è possibile contrarre il virus semplicemente respirando – cosa assurda perché il virus non circola libero nell’aria in attesa di colpire!

Però la sensazione che provo quando esco di casa è comunque di pericolo e quindi mi rifugio. Mi rifugio in casa, nello smart working, nella scrittura, nella cucina, nelle serie TV,  nel pulire e stirare, nella lettura; sono tutti mondi paralleli dove il virus non c’è, dove non trovano spazio la malattia e la morte.

Per fortuna sono consapevole che si tratta di un’illusione. Le mura di casa magari mi riparano dal Coronavirus, ma – tanto per dire – potrei scivolare uscendo dalla doccia, cadere, sbattere la testa e restare lì, stesa sul colpo. Potrei soffocare mentre mangio, potrebbe venirmi un infarto.

Insomma, speriamo di tornare a una parvenza di normalità, perché proprio non mi piace avere paura a uscire di casa

E voi?

Come vi sentite… nel dentro e nel fuori?

Foto di Ursula Schneider da Pixabay