Ricordi di un viaggio da sola

Dieci anni fa (era il 2009 e lavoravo per una casa editrice), andai a Merano per un congresso di tre giorni. All’andata mi accompagnò in macchina il mio capo, mentre al ritorno presi il treno. 

Da Bolzano a Bologna, mi ritrovai su uno di quei treni regionali memoria di un modo di viaggiare che, oggi, non esiste più.

Assenza assoluta di aria condizionata, odore di campagna che si alternava a uno meno specifico che ricordava il fumo di sigaretta, rumore spacca vetri dei finestrini mezzi aperti, che tremavano scossi dalla velocità.

Il rumore impediva i pensieri, la comunicazione, rinchiudeva ogni passeggero dentro una bolla di solitudine, fatta di piccoli gesti impercettibili della testa, sorrisi arresi sulle labbra e mani che si alzavano a dire “Cosa vuole? Sono treni”

Di quel viaggio ricordo l’assoluta tristezza solitaria delle stazioncine di periferia, il buio assoluto prima e dopo, la luce obliqua dei fanali che abbagliava i marciapiedi, vuoti. 

Ricordo il profilo immenso di un castello, nel mezzo delle montagne, con il paese arroccato ai suoi piedi; ogni lumino a indicare una casa sepolta nel buio. 

Fu anche la prima volta in vita mia che mi trovai a trascorrere diversi giorni consecutivi quasi completamente sola: il mio capo, infatti, mi aveva accompagnato in macchina, aveva fatto i saluti di rito ed era ripartito, lasciandomi lì.

Ogni mattina mi alzavo, facevo colazione in albergo e andavo al congresso, dove conoscevo solo l’organizzatrice, che ovviamente non aveva tempo da dedicarmi.

Uscivo dal centro congressi solo a pranzo: ero in centro a Merano, quindi girovagavo un po’ per la città, mangiavo un panino seduta su una panchina, al sole, osservando il fiume che scivolava placido sotto di me.

Poi rientravo al congresso e ne uscivo solo la sera: tornavo in albergo, facevo la doccia ed ero di nuovo fuori, alla ricerca di un ristorante dove cenare. Mangiavo in silenzio, a volte in compagnia di un libro, a volte dei miei pensieri.

Tre giorni quasi completamente sola e quasi completamente senza parlare, se non per brevi incontri lavorativi e di certo avrò chiamato mia mamma, la sera, per fare due chiacchiere.

Fu un’esperienza che, ancora oggi, non so come definire: strana? Inconsueta? Forse rara, visto che non mi è più capitato di trascorrere tanto tempo da sola e che, forse, potrebbe non capitarmi più.

So che mi sono sentita “diversa”, parola che significa tutto e niente, ma è come mi sono sentita. Diversa da come ero, ma anche diversa dall’idea che avevo di me stessa. Non so se abbia un senso…

E a voi?

Vi è mai capitato di fare un viaggio da soli? Come vi siete sentiti?

Foto di StockSnap da Pixabay

2 pensieri riguardo “Ricordi di un viaggio da sola

  1. A me capita spesso. Sempre in mezzo alla gente, un pio di volte all’anno mi prendo dei giorni solo per me. DI solito in inverno al mare. Cammino, scrivo. Unica compagnia il mio cane. Mi rigenerano. Ne ho bisogno. Quest’anno non sono riuscita a ritagliarmi questo spezionì introspettivo e ne sento la mancanza.

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    1. Cara Camilla, fai benissimo a prenderti i tuoi spazi… e devo dire che mi è tornata in mente l’esperienza del viaggio da sola proprio perché, di recente, ho sentito spesso la voglia di ritagliarmi momenti solo per me. Anche solo due giorni da sola, a riflettere, a rimettere le “cose della vita” nella giusta prospettiva. Non facile da mettere in pratica, tra i mille impegni, ma… chissà, forse è vero che “volere è potere”.😉

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