Lo SmartPhone non è un giocattolo per bambini

Un sabato sera, a cena fuori, Andrea e io siamo rimasti colpiti da un gruppo di amici seduti a un tavolo vicino a noi: erano due coppie e, una di queste, aveva con sé un bambino piccolo. Non saprei dargli un età precisa, ma era abbastanza piccolo da non riuscire ancora a stare seduto in completa autonomia.

Sono arrivati che noi avevamo già mangiato l’antipasto (quindi saranno state oltre le 21:30) e dopo poco il bimbo ha iniziato a farsi sentire, all’inizio con qualche lamento, poi piangendo, tanto che la madre l’ha preso in braccio, facendolo sobbalzare sulle ginocchia e dandogli un grissino da mangiare.

Ovviamente, il bambino era attratto da tutto quello che non poteva toccare, come i drink alcolici tutti colorati e le pericolose posate sul tavolo, tanto che – in men che non si dica – ha iniziato a frignare e piangere e scalciare.

Il risultato? Il padre ha liberato uno spazio davanti a lui e gli ha piazzato davanti lo SmartPhone, dal quale è partita la musica di un cartone animato che l’ha immediatamente zittito.

Dovevate vederlo, così piccolo, utilizzare già il telefono in completa autonomia, scorrendo con il dito e cliccando. Quando ci siamo alzati per uscire, il gruppetto era ancora seduto al tavolo e il bambino ancora imbambolato dallo SmartPhone.

Ora, Andrea e io siamo rimasti sconcertati, e non solo dall’incredibile abilità con un bambino così piccolo è in grado di utilizzare una tecnologia come lo SmartPhone senza l’aiuto di un adulto, ma soprattutto dalla naturalezza con la quale i genitori gli hanno messo davanti quell’aggeggio tecnologico, come se fosse un giocattolo con la targhetta “da 0 a 3 anni”.

Ora, noi non abbiamo figli e non sappiamo che cosa significa avere un bambino oggi, però una cosa mi sento di dirla: alle 21:30 un bambino così piccolo non dovrebbe essere in un locale, ma nel suo letto.

La sera, se si vuole stare in compagnia, penso sia più giusto comportarsi come i nostri amici Annarita e Michelangelo che ci invitano a casa loro, così alle 21 i bimbi vanno a letto e si preserva il loro naturale ritmo sonno-veglia.

Per come sono stata cresciuta io, avere un figlio significa sacrificare una parte (non tutto, eh, ma una grossa parte sì) di quello che si è e di quello che si è abituati a fare in favore dei propri figli.

Così come non sono d’accordo con chi porta i bambini in spiaggia alle 11 del mattino, anche se stanno sotto l’ombrellone, allo stesso modo non trovo giusto rimbambire un bambino davanti allo SmartPhone per farlo stare buono in un luogo non adatto a lui e a un orario in cui, giustamente, è stanco e fa i capricci.

E voi?

Come la pensate?

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