Il Talento per la scrittura e il Grande Giudice

«Ha dipinto quel quadro da giovanissimo. Ha sempre avuto un grande talento, ma il suo Giudice lo blocca. Quindi non ha fatto più nulla».

Questa frase l’ho sentita l’altra sera nel film Un amore splendido, pellicola famosissima, citata in una moltitudine di altri film (come Insomnia d’amore, per dirne uno). Io non l’avevo mai visto tutto, dall’inizio alla fine.

Questa frase mi è caduta sulla testa come un macigno. Sin da quando ero bambina, prima la maestra di italiano, poi i professori al Liceo, poi amici, parenti, quasi-estranei; tutti mi hanno sempre detto: «Hai talento per la scrittura, perché non pubblichi qualcosa?».

Ora, premesso che è tutto da dimostrare che io abbia “talento”, e che comunque non so nemmeno se il “talento” esista poi veramente, resta il fatto che non sono mai soddisfatta. Scrivo, riscrivo, riscrivo ancora, modifico, cancello, sposto; un continuo restauro che non ha mai una fine.

È come se avessi, appunto, un Grande Giudice interno che costantemente considera “appena passabile” quello che scrivo, costringendomi a rivedere, modificare, cambiare, spostare… senza mai essere soddisfatto.

Per farvi capire, se avessi lo stesso atteggiamento in cucinain casa nostra moriremmo di fame! 

La pura e semplice verità è che, nel tempo, ho caricato la scrittura di una tale Aspettativa che non riesco più a viverla serenamente. Ogni volta che inizio qualcosa, sento gli occhi di tutti puntati addosso, tutti ad aspettarsi che io partorisca il “Romanzo del Secolo”.

Sì, lo so, sono da internare e non sono sicura di avere una soluzione in merito… forse dovrei limitarmi a scrivere per il “puro divertimento” di scrivere, senza pensare che il risultato debba assumere una qualche parvenza di “perfezione” o di “pubblicabilità”.

Detto questo, se qualcuno ha consigli, suggerimenti, idee… siete i benvenuti nei commenti. 🙂

4 pensieri riguardo “Il Talento per la scrittura e il Grande Giudice

  1. SOno nelle tue stesse condizioni. Ho scritto un romanzo, continuo a rileggerlo, modificarlo, lo trovo appena passabile. Non sono mai del tutto soddisfatta. Più vado avanti, temo solo di peggiorarlo. Quindi rimando l’inoltro perché ho paura del giudizio di un agente editoriale o di di una casa editrice. Il peggior GIUDICE è dentro di me

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    1. Almeno sei riuscita ad arrivare in fondo a un romanzo! Io sono ancora bloccata tra “inizi”, “continui” e “finali”. Sii orgogliosa delle tue parole e prova a spedirlo a qualche editore… male proprio che vada esiste sempre l’auto-pubblicazione. 😉

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  2. Anche Virgilio quando morì disse agli amici che distruggessero il manoscritto dell’Eneide, perché non era contento del risultato, non avendo avuto il tempo di “limare” l’opera come avrebbe voluto. E d’altronde Kafka non ha praticamente terminato nessuno dei suoi romanzi, tutti pubblicati postumi e incompiuti. Morale: perché un’opera sia pubblicata o lo scritture muore prima che essa sia, a suo giudizio, compiuta, oppure per terminare la propria opera prima di morire deve “farla morire” al posto suo, o “farsi lasciare” da lei, nel senso che deve sforzarsi di prenderne le distanze una volta per tutte, superarla, lasciarsela alle spalle come si fa con chi non c’è più. Credo che nessuna cosa che uno scrittore scrive potrà mai soddisfare il desiderio che sta alla base della sua scrittura. Ci sono scrittori che scrivono mille romanzi diversi, ma tutti fanno parte della stessa narrazione lunga come la loro vita di scrittori. Scrivere è un po’ come desiderare il desiderio stesso. E’ un processo potenzialmente infinito, si scrive proprio per non essere (o scoprirsi) finiti. Ma nel mondo delle cose finite, se si vuole lasciare qualche traccia di sé (o anche quando non lo si vuole, come nel caso di Virgilio e Kafka), lo scrittore ogni tanto deve recidere quel flusso e dire: ecco sono arrivato qui, non sarà perfetto, ma sono io: e ora continuiamo a scrivere (a desiderare).

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    1. Considerato che mi piacerebbe pubblicare qualcosa prima della mia morte, non credo di avere altra scelta se non: scrivere, arrivare fino in fondo a qualcosa e pubblicare. Quindi: le mie storie devono morire. 😉

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