Non ho più paura di ammettere che mi manca

L’assenza di mio nonno paterno ha compiuto ventisette anni nel 2020 e io non ho più paura.

Non ho più paura di ammettere che mi manca, che avrei voluto che ci fosse al mio esame di quinta elementare, a quello di terza media, quando mi sono diplomata e laureata.

Avrei voluto che ci fosse quando sono andata a vivere da sola, quando avevo paura di quello che ero e di quello che potevo diventare, quando soffrivo di ansia da prestazione e mi svegliavo di notte con gli attacchi di panico.

Avrei voluto che ci fosse quando è nato Alessandro, e che Alessandro avesse potuto vivere suo nonno come l’ho vissuto io. Quando ho iniziato il mio primo lavoro e ho conosciuto Andrea.

Non ho più paura di ammettere che l’amore che provavo per lui da bambina è cresciuto con me, nonostante la sua assenza, e forse proprio in virtù del suo “non esserci potuto essere”.

Non ho più paura di ammettere che vorrei che fosse qui anche ora, anche se ora avrebbe cent’anni e forse avrebbe accumulato troppi acciacchi e sarebbe stanco di essere ancora qui, su questa terra. Chissà.

In una sola parola: non ho più paura di ammettere la sua assenza, come se l’assenza stessa fosse una presenza che ha accompagnato me e la mia famiglia in questi ventisette anni.

C’è chi dice che non perdiamo mai veramente le persone che muoiono, che restano dentro di noi, nei ricordi, nei pensieri, nelle parole. Non lo so se è vero. So che aver accettato la sua assenza mi ha aiutato più che intestardirmi a cercare tracce della sua presenza.

Mi mancherà sempre, ma è la persistenza della sua mancanza a farmi sentire quanto profondamente ci siamo amati.

5 pensieri riguardo “Non ho più paura di ammettere che mi manca

    1. Io sono stata una bambina fortunata. Quando sono nata avevo quattro nonni e tre bisnonni, che mi hanno amata e coccolata. Tre nonni sono ancora vivi e ancora mi amano e mi coccolano come nessun altro.
      Detesto questa Pandemia che mi tiene lontana da loro… 😦

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      1. Tra tutte le rinunce che questa Pandemia ci impone, stare lontani dalla famiglia è sicuramente la cosa più difficile. Ho sempre in mente una frase di Jonathan Safran Foer: “Mi piacciono gli abbracci, i ricongiungimenti, la fine della mancanza di qualcuno”. (viene da “Troppo forte, incredibilmente vicino”. Libro straordinario, che sarebbe anche ora di rileggere).

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