I disoccupati non sono numeri

Alcune “buone” notizie dall’ISTAT.

“A luglio 2013, il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 76 mila, diminuisce dello 0,3% rispetto al mese precedente (-10 mila), ma aumenta dell’11,8% su base annua (+325 mila)”.

“Il tasso di disoccupazione si attesta al 12,0%, invariato rispetto al mese precedente e in aumento di 1,3 punti percentuali nei dodici mesi”.

“Tra i 15-24enni le persone in cerca di lavoro sono 635 mila e rappresentano il 10,6% della popolazione in questa fascia d’età”.

“Il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta dello 0,3% rispetto a dodici mesi prima (+36 mila). Il tasso di inattività si attesta al 36,4%, invariato in termini congiunturali e in aumento di 0,2 punti su base annua”.

Ora… una domanda sorge spontanea: se i giovani non trovano lavoro e, quelli che lo trovano, di solito finiscono per doversi accontentare di contratti a tempo determinato senza nessuna garanzia per il futuro; come faranno a comprarsi casa, a mettere al mondo dei figli e a mantenerli?

La cosa più triste è che, leggendo questi numeri, la maggior parte delle persone li considera solo numeri. Numeri, statistiche, percentuali. Niente più di questo. Solo numeri.

E invece, sembra stupido e forse patetico da dire, ma dietro questi numeri ci sono delle persone, persone di ogni età: giovani e meno giovani.

E dall’altra parte della medaglia, si va in pensione sempre più tardi.

Qualche giorno addietro, ho sentito due uomini di una certà età parlare in treno. Uno dei due diceva che, con la nuova riforma, si trovava costretto a lavorare altri 7 anni prima di poter andare in pensione. Il secondo diceva che lui doveva essere già in pensione, ma doveva lavorare altri 5 anni altrimenti non gli avrebbero dato altro che la minima. A quel punto, il primo ha commentato: “Come faranno i giovani a trovare lavoro se noi continuiamo a lavorare fino da vecchi e non molliamo più il lavoro?”

Ed è vero. Già c’è la crisi, già c’è poco lavoro, se non riusciamo nemmeno a garantire un ricambio generazionale, come cavolo faremo?

Mi si permetta un paragone, ma è un po’ come se nessuno morisse più e continuassero comunque a nascere nuovi bambini. In poco tempo la terra sarebbe così affollata che finiremmo per ammazzarci a vicenda per crearci lo spazio sufficiente per vivere.

E, in fondo, è quello che già accade nei confronti degli stranieri. Pensate a quante persone sono convinte che gli stranieri siano venuti in Italia a rubarci spazio, a rubarci lavoro, a rubarci qualcosa. Pensate a quanti italiani vorrebbero scacciare via questi “ladri”.

E non potrebbe essere altrimenti, visto e considerato l’esempio che ci danno i nostri cari parlamentari.

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