Azioni che suscitano ricordi

Oggi riflettevo su tutte quelle azioni che compio, anche abitualmente, e che ogni volta riescono a suscitare ricordi ed emozioni.

Me ne sono venute in mente tre, che condivido con voi. E naturalmente aspetto le vostre azioni e i vostri ricordi nei commenti! 🙂

Pulire il bagno

Quando ero bambina, e trascorrevo i pomeriggi a casa dei miei nonni materni, c’era sempre il giorno in cui mia nonna lavava a mano i panni delicati.  

Entrava in bagno, la cesta dei panni sporchi sotto il braccio, si piegava sulla vasca e sfregava con energia, intonando le canzoni che aveva imparato quando, da ragazzina, faceva la mondina.

Io stavo in bagno con lei, mi mettevo i guanti di gomma e pulivo i sanitari. Detersivo, spugna e acqua. Quando avevo finito, lei veniva a controllare e mi faceva sempre un sacco di complimenti, che mi facevano sentire così fiera, così grande. 🙂

Ancora adesso, quando pulisco il bagno, ritrovo il divertimento che provavo da bambina, e le canzoni di mia nonna.

Stirare

Mia mamma non mi ha insegnato a stirare. Il perché è molto semplice. Quando ero solo una ragazzina, mia nonna paterna aveva detto: «Ma come? Non hai ancora insegnato ad Alice a stirare? E se ti succede qualcosa?» 

Mia mamma, onde evitare che l’infausto pronostico si avverasse, aveva guardato la suocera, poi si era rivolta a me e aveva sentenziato: «Ricorda bene, campassi mille anni, io non ti insegno a stirare». 

E così è stato, tanto che poi a stirare ho imparato da sola. Eppure, la prima volta che mia mamma mi ha visto stirare le camicie di Andrea, ha commentato: «E ben buffo, non ti ho mai insegnato, eppure stiri esattamente come me». 

Preparare le caldarroste

Ogni autunno, finché ho vissuto in casa con la mia famiglia, non vedevo l’ora che arrivasse il tempo delle caldarroste.

A mio padre spettava il compito di castrarle. Si sedeva, apriva il sacchetto e faceva un’incisione, netta e precisa, su uno dei bordi delle ballotte, poi le metteva sulla placca da forno.

Prendeva molto sul serio il suo ruolo, perché diceva che era un’operazione fondamentale sia per la cottura sia per la successiva sbucciatura.

Una volta cotte, infatti, tutta la mia famiglia si riuniva attorno al tavolo della cucina per sbucciare le caldarroste, parlando di niente e di tutto.

Erano bollenti, perché se si freddavano poi erano quasi impossibili da pelare, quindi usavamo chi uno strofinaccio, chi un tovagliolo di stoffa, per evitare di bruciacchiarci i polpastrelli.

Mi torna in mente ogni volta che Andrea e io prepariamo insieme le caldarroste e penso che ho portato un po’ della mia famiglia di origine in quella nuova che stiamo costruendo.

E considerato che vengo, almeno in parte, da una famiglia di montanari, dove le castagne erano alla base dell’alimentazione, è un po’ come se, ogni volta, ritrovassi le mie radici.

PS:

Non ho messo, tra le azioni, il cucinare perché vi ho già raccontato tante volte tutti i ricordi e i pensieri che mi vengono in mente cucinando. Un esempio? Un viaggio olfattivo nei ricordi

Foto di Anrita1705 da Pixabay

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